Come lettura del mese di maggio, avrei piacere di parlarvi di uno degli acquisti fatti con Vera al Salone del Libro 2016 e letto tutto d’un fiato. Un libricino il cui titolo in italiano è già un programma: La custode dei libri di Sophie Divry.

La custode dei libri

Si tratta del monologo di una bibliotecaria di provincia che in 65 pagine è in grado di parlare di vita, amore, letteratura, sogni e società di massa. La prospettiva è indubbiamente “franco-centrica”: in questo caso l’autrice utilizza la protagonista/voce narrante anche per raccontare ai lettori la nascita dell’istituzione delle biblioteche in Francia e, più in generale, non mancano riferimenti sia alla storia nazionale sia ai grandi scrittori e intellettuali francofoni (Jean – Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Honoré de Balzac, Guy de Maupassant e Gustave Flaubert, solo per citarne alcuni). Eppure il ritmo di queste pagine non diventa mai statico o meramente contemplativo: se da una parte la nostra bibliotecaria difende strenuamente il valore della letteratura e dei luoghi che la promuovono, dall’altra ci racconta in toni realistici la sua quotidianità, tra colleghe poco solidali, lettori distratti e l’amore/infatuazione per il giovane ricercatore (Martin) che frequenta il suo settore. Le sue parole si rivolgono a un lettore che ha passato la notte in biblioteca, ma tra loro non si genera nessuno scambio comunicativo: quello che poteva essere un dialogo a due voci si mostra sin da subito come uno sfogo intimo, quasi un soliloquio, nonostante la presenza di un’altra persona.

Mentre lo leggevo ho  anche pensato che questo testo potrebbe funzionare benissimo in teatro; sembra una di quelle rappresentazioni in cui basta un unico attore sul palco per rivolgersi in maniera efficace al pubblico. In questo caso la nostra bibliotecaria senza un nome in realtà cerca di spiegare, senza filtri o mediazioni, cose che conosciamo sin troppo bene: il potere (perfino curativo) dei libri e le difficoltà del vivere declinate nelle varie sfaccettature (lavoro, affetti e amore). In sintesi una lettura piacevole, in grado di esplorare sensazioni che più o meno tutti abbiamo provato con un linguaggio immediato, fluido e mai banale.

Gwen

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