L’amica geniale di Elena Ferrante é un vero e proprio caso letterario da più di un anno, ormai, e proprio per questo avevo timore ad avvicinarmici. Timore che potesse essere uno di quei libri che piacciono talmente tanto da volerlo lasciare lì e guardarlo, e posticiparlo per quanto possibile, perché potresti finirli tutti e 4 i volumi in una settimana. E poi c’é tutto il mistero che avvolge la vera identità della scrittrice/scrittore – e resistere a questo, per me che adoro i misteri, é un bel guaio.

Ecco, ho esistito fino a maggio; poi, complice anche la nomination al Premio Strega mi sono convinta ed ho letto il primo.

downloadMentre leggevo le prime pagine mi dicevo che se non fosse stato per l’ambientazione a Napoli, la scrittrice era chiaramente Bianca Pitzorno: per l’idea di prendere due protagoniste femminili ragazzine ed accompagnarne l’infanzia e l’adolescenza, per il focus sulla loro amicizia, che però ha qualche stortura. Come la dipendenza di una dall’altra, l’invidia che la tormenta, sin dalle scuole elementari, la certezza che la bravura della dedizione dell’altra dipenda dalla voglia di sapere dell’una.

La cosa che più mi ha intrappolata é stata la verità delle emozioni: si può essere amiche e dipendere dall’altra persona perché si sa di essere da meno, la gelosia come motore scatenante per eccellere é assolutamente reale, anche se poco ortodossa se pensiamo ai nostri primi 10-12 anni di vita. Eppure é lì che nascono le differenze, che ci si rende conto di chi ha marce in più o in meno, quando siamo bambini e tutto é più diretto, meno filtrato.

Ecco, volevo arrivare a questo punto: questa é la storia di un’amicizia senza i filtri brutti, con dentro tutto, ma proprio tutto, di chi arriva prima e chi un attimo dopo. Ed é una storia talmente onesta che merita tutta l’attenzione di questo mondo.

Per favore, leggetelo! (e ditemi tutte le teorie che vi vengono in mente su chi possa essere la Ferrante!)

Vera

 

 

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