Maggio è stato un mese intenso a livello di letture (e vi confesso che ho anche cercato di trattenermi il più possibile, per via del Salone del Libro di Torino, dove io e Gwen siamo state quest’anno per la prima volta), ma cerco sempre di leggere un classico tra cartacei ed ebook – e cerco di leggerlo cartaceo, visto che ne ho una montagna (non incantata come quella di Mann, purtroppo) da smaltire, come penso più di qualcuno.

L’amante di Lady Chatterley é stato uno dei primi Minimammut che ho comprato (confesso che un po’ mi è nata l’ossessione: sono talmente carini e alla portata economica di tutti che spesso, nei tempi morti, entro in una qualche libreria e ne prendo uno, e così facendo si é formata l’enorme pila che attanaglia sia me che Gwen). Ora, come per la maggior parte dei classici, pur non avendoli letti magari sappiamo bene la storia ed il finale, e così é accaduto anche per questo; non mi aspettavo però che fosse così moderno. Tacciato (e taggato) come romanzo erotico, che alla sua uscita venne proibito e censurato in ogni Paese di lingua inglese, mi aspettavo comunque un erotismo oltremodo soft, di certo non così specifico e descrittivo in stile E. L. James, per capirci.

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Ed invece… invece é L’amante di Lady Chatterley ad essere il vero e proprio 50 sfumature: vero, onesto, appassionato e drammatico, scritto da Lawrence come se fosse stata una donna, perché  capace di entrare nella mente e nell’anima di Connie, così come nei suoi desideri e nelle sue paure. E riesce a dire una cosa che forse ci vergogniamo a dire e ad ammettere anche oggi, nel 2016: il sesso in un rapporto d’amore é importante, anzi, importantissimo.

Vera.

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