la libreria Ho finito ieri – ed ho pensato di scriverne subito, altrimenti poi si sarebbe perso nei meandri dei libri letti – il mio primo libro di Penelope Fitzgerald.  Una scrittrice che mi era sfuggita, ma per fortuna me l’ha segnalata Gwen mesi fa (a proposito di accumuli, noi due accumuliamo non sono i libri, ma addirittura le scrittrici e gli scrittori…!). Questo é un libricino di poco più di 100 pagine, quindi si legge in pochissimo tempo, ed é stato il primo che ho voluto affrontare della Fitzgerald perché ovviamente parla di libri. Anzi, per essere esatti dell’apertura di una libreria in una piccola località inglese nella seconda metà del ‘900. Florence, avendo messo qualche soldo da parte, decide di imbarcarsi in questa piccola avventura imprenditoriale – la definisco così perché per molti tratti sembra quasi un trattato di economia: ci troviamo di fronte ai piccoli (o grandi) problemi giornalieri che richiede il mantenimento di un’attività commerciale, seppur piccola, attraversata dalla richiesta di “assunzione” dell’undicenne Christine e dalla voglia di provare a vendere il romanzo-scandalo di Nabokov, Lolita, andando contro la moralità certamente locale, ma che vuole chiaramente stringere l’occhio a quella più globale che interessò il romanzo di Nabokov.

Una volta finito il racconto, ho scoperto che una parte di esso era autobiografico: la stessa autrice aveva lavorato in una libreria a Southwold (cittadina sulla sabbiosa costa dell’East Anglia), difficoltosa da raggiungere con i mezzi pubblici esattamente come l’immaginaria Hardborough del libro; anche lei aveva abitato in una casa vicina al porto che si allagava durante l’alta marea ed anche nella sua bottega c’erano strani accadimenti (soprannaturali?) con smartellamenti ed abbassamenti della temperatura. Forse per questo riesce a scrivere in modo così semplice e naturale, tratteggiando le persone (soprattutto i bambini, nota Alfredo Giuliani su Repubblica nel suo articolo appena dopo la morte della Fitgerald, nel maggio del 2000) rendendole comunque vive e profonde.

EPSON scanner image
Penelope Fitzgerald fotografata da Jill Krementz, 17 giugno 1997

Vi posso assicurare che torneremo a leggerla e a parlarvene 🙂

Vera.

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