mary barton Qualche giorno fa su Facebook ho commentato un post sulla pagina del blog Libri nella brughiera a proposito di Mary Barton della Gaskell, edito da Edizioni Croce. Lo stavo ancora leggendo (ero a tre quarti circa del romanzo) e ci confrontavamo se fosse più bello questo primo romanzo di Elizabeth Gaskell o l’ultimo – incompiuto -, Mogli e figlie. La verità è che non é possibile confrontarli, perché oltre ad aprire e chiudere l’attività della sua autrice, sono due opere completamente diverse, per tematiche e protagoniste.

Mary Barton, pubblicato nel 1848, sembra affrontare la durissima vita di Mary, orfana di madre (come vedete anche in Mogli e figlie) con un padre operaio con cui vive nella Manchester in pieno fermento per le dure prese di posizione di operai e padroni. Perché questo non é un semplice romanzo d’amore. No, assolutamente no. La Gaskell ha cercato di rendere testimonianza, attraverso la sua posizione di scrittrice, di quello che viveva essa stessa, ovvero il muro crescente che divideva i padroni delle fabbriche ed i loro operai, quelli che costituivano il cosiddetto proletariato urbano: la fame pervade il romanzo dalla prima all’ultima pagina, e colpisce sia adulti e sia bambini. Le persone muoiono per malattie, febbri, mancanza di cibo, patendo atroci sofferenze e trovandosi costrette a miserissime condizioni di vita. Mary per aiutare a sfamare se stessa ed il padre trova impiego come sarta, ma la paga é insufficiente e la mole di lavoro spesso la costringe a passare le notti sveglia a cucire – abiti da lutto, per la maggior parte.

Ma la cosa più interessante (che vi invito caldamente ad approfondire alla fine , qualora vogliate leggerlo, perché anticipata nell’Introduzione – che spesso, come sappiamo rivela molto della trama) é che il titolo scelto dalla Gaskell non era affatto questo. Doveva essere John Barton, padre di Mary, l’operaio cartista che si trova ad incarnare la lotta tra Bene e Male che sta alla base del romanzo: 

Il titolo originale del libro era John Barton. Attorno a lui prendevano forma tutti gli altri personaggi; era il mio eroe, la persona che aveva tutta la mia solidarietà, la persona con la quale cercavo di identificarmi a quel tempo, perché credevo, per averlo osservato personalmente, che uomini del genere non fossero per niente rari, e avrei ricompensato la loro compassione e il loro amore, gettando una luce sulla loro disperata ricerca delle cause della sofferenza.

Le fabbriche chiudono, inizia a farsi strada la disoccupazione ed è in John che i mali della società (mancanza di lavoro, fame e prostituzione) vengono interiorizzati attraverso un lungo e doloroso processo, che lo porterà ad impegnarsi ad aiutare i più sfortunati, nonostante egli stesso sia uno di loro. Mentre il padre affronta una situazione collettiva, la bellezza di Mary viene contesa da due giovani, un ricco ed un operaio (ennesima riproposizione del conflitto iniziale), ma l’andamento amoroso viene travolto da una tragedia. Uno dei due rimane vittima di un assassinio, e da quel momento ai problemi di cibo, lavoro e salute si aggiungono quelli legali, legati al riconoscimento di Mary del proprio amore. E non sarò una di quelle persone che giudica il comportamento di Mary: lusingata dalle attenzioni, privata della sua adolescenza, trova piacere nell’essere corteggiata da un ragazzo ricco, sogna di sposarlo e diventare così una signora. Anche Mary, come il padre, diviene l’esempio della rivoluzione sociale, perchè la stessa autrice sapeva bene che era totalmente ingiusto condannare la parte più debole della società i poveri, al degrado esistenziale, senza possibilità alcuna di riscatto, nella miseria di una vita affatto umana.

mary barton foto
Hawort Church e Canonica, la casa Bronte disegno di Elizabeth Gaskell

Oltre ad essere il primo romanzo vittoriano ad assumere il punto di vista di un operaio cartista, Mary Barton é una profonda indagine sociale e psicologica sul dovere di risveglio della coscienza nazionale, perché anche il più irreprensibile e virtuoso degli operai può perdere la retta via dinanzi all’indifferenza dei potenti. E’ un romanzo sulla morte, sull’amore, sulle scelte ma anche sulla speranza.

Vera

 

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