pearl tolino Oggi vi voglio parlare de L’ultimo cacciatore di libri, di Matthew Pearl (forse più di qualcuno avrà letto il suo Il Circolo Dante), edito da Rizzoli. L’avevo intravisto per la primissima volta ai primi di giugno nella sezione dei libri in inglese di Borri e Books, ed ammetto che a colpirmi era stata la copertina con il titolo assolutamente grandioso, The Last Bookaneer. Insomma, subito avevo associato la parola ‘bookaneer’ ad una qualche sorta di pirata dei libri, e quindi sono corsa a recuperare il libro.

Siamo a Londra, alla fine del 1800, e tutto si incentra sugli ultimi fasti del lavoro dei bookanieri, i cacciatori di libri, poco prima dell’entrata in vigore della legge sul diritto d’autore, i quali facevano circolare le copie di un dato di libro attraverso il mondo – e metodi poco ortodossi, se vogliamo dire così. Rubavano i manoscritti, commettevano i più svariati crimini ai danni di tipografi e/o clienti, uccidevano persino; e Fergins racconta la sua avventura con uno degli ultimi e più importanti di questi bookanieri, Pen Davenport, che l’ha condotto ad una avventurosa ricerca letteraria fino alle isole di Samoa per rintracciare nientepopodimenoche Robert L. Stevenson, uno dei più grandi scrittori viventi, che si dice stia scrivendo la sua ultimo opera (e più importante) opera esiliato dal mondo, sperduto su una di quelle isole.

Robinson Crusoe é considerato il primo esempio di romanzo moderno, ma Defoe si é basato su un racconto di Alexander Serkirk, che era fuggito volontariamente su un’isola. E’ così che é nata la letteratura inglese, allontanandoci da tutti gli altri. 

La bellezza del romanzo, che é poi diventata una cifra stilistica dell’autore, é l’originalità di una trama assolutamente letteraria, che riporta in scena i nostri scrittori preferiti intrecciando realtà e finzione in un thriller legal-avventuroso (che richiama un po’ gli studi dell’autore, laureato prima in letteratura angloamericana e poi in giurisprudenza) che vede un libraio ambulante aiutare un ladro di libri a compiere quella che dovrebbe essere la sua ultima e più clamorosa impresa, per farlo ‘andare in pensione’ all’apice della carriera, in un certo senso. Probabilmente avrei dovuto cercare di frenare un attimo l’entusiasmo e leggere prima Il ladro di libri incompiuti (Rizzoli, 2009) e L’ombra di Edgar (sempre Rizzoli, 2008), che sembrano in qualche modo precederlo. In ogni caso, vi invito caldamente ad imbarcarvi anche voi in questa traversata straordinaria, sia che amiate Stevenson o no. Basta che amiate da morire i libri.

pearl primo cap

Se mai incontrerete qualcuno che sostiene di sapere qualcosa sui bookanieri, diffidate. Si tratterà con ogni probabilità di uno spacciatore di miti e favole. La maggior parte delle persone non ha mai sentito né mai sentirà parlare dei bookanieri poiché essi occupano una posizione unica nella lunga, contorta e perlopiù invisibile catena di attori che collega l’autore al lettore. Il destino comune dei bookanieri sarà quello di essere apparsi e scomparsi lasciando solo tracce luminose nella nostra atmosfera, come meteore. La storia che le sto per raccontare è quella di un cacciatore di libri tutto particolare, dotato di capacità straordinarie – l’ultimo vero rappresentante, potrebbe dire qualcuno, del suo mestiere e della sua famiglia. Il mio resoconto è fedele in tutti i particolari perché c’ero anch’io. Questa storia non ha un inizio – cioè non un unico e chiaro punto di partenza –, ma ogni racconto deve pur cominciare da qualche parte. Londra farà allora al caso nostro. La mia bancarella di libri a Hoxton Square era vicino all’angolo con Bowling Green Lane. L’ho coltivata e – mi perdoni il sentimentalismo – amata per anni, a discapito di quasi tutto il resto. Era addossata a un recinto di ferro sulle cui sbarre allignavano da due secoli muschi di ogni gradazione di verde e marrone. In fondo alla strada riecheggiavano a intervalli regolari i rintocchi di una campana, dall’estremità opposta giungeva il rombo di un’autopompa, e i miei libri erano comodamente posati tra questi suoni di spirituale conforto e allarme terreno. Grazie alla compagnia di persone che amavano i libri, la mia timidezza giovanile cedette il posto alla socievolezza. Gli estranei che parlano di libri non rimangono tali a lungo. Se non avessi imparato ad amare la lettura, sarei diventato il più noioso degli eremiti. Quando ero più giovane di lei, signor Clover, avevo deciso di studiare legge, convinto che una professione in cui i libri sono oggetto di continua consultazione dovesse essere piacevole. Ma più mi impegnavo, più quelle aride dottrine erano fonte di pesanti emicranie. Così abbandonai gli studi senza avere altri piani in testa.

 

Vera

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