Charlotte Brontë è da sempre una delle mie scrittrici preferite. Ed è strano affermarlo perché, per lungo tempo, l’unico suo libro che ho letto e riletto è stato Jane Eyre. Fortunatamente, da qualche anno a questa parte, alcune case editrici italiane (La Tartaruga, Fazi, Newton Compton e Mondadori) hanno deciso di ristampare gli altri suoi romanzi: Il professore, Villette e Shirley.

Per approfondimenti su Il professorevi rimando a una mia vecchia recensione, anche se forse, dopo aver letto Villette, mi piacerebbe scrivere delle affinità e diversità tra questi due romanzi, rispettivamente il primo e l’ultimo della sua produzione, dove tornano luoghi, temi e sentimenti cari alla scrittrice inglese.

Cattura

Oggi infatti voglio parlarvi di Shirley (1849), un romanzo di stampo sociale che venne pubblicato a due anni di distanza da  Jane Eyre e che, in parte, dovrebbe aver ispirato Nord e sud (1855) di Elizabeth Gaskell, amica e infine biografa di Charlotte (su Nord e sud, se volete, c’è sempre una mia recensione, scritta nel 2013).

L’ambientazione di Shirley è quella dell’Inghilterra settentrionale, nello specifico dello Yorkshire, del 1812. Sullo sfondo delle guerre napoleoniche e dei fermenti sociali derivanti dalla progressiva meccanizzazione del lavoro industriale, si snodano le vicende di ben due eroine femminili: Caroline Helstone e Shirley Kelddar.

Il lettore può conoscere il carattere schivo e riflessivo di Caroline sin dalle prime pagine: la ragazza, orfana di padre e abbandonata dalla madre, vive con lo zio, il reverendo Mr Helstone, nella parrocchia di Briarfield e ama trascorrere il tempo con i suoi cugini di origine belga, Hortense e Robert Moore. Robert gestisce uno stabilimento tessile, Hollow’s Mill, che purtroppo sta attraversando un momento di forte crisi economica, e sogna di poter riscattare il nome della sua famiglia attraverso il successo negli affari. Il suo rapporto con Caroline non è di facile comprensione: da una parte c’è l’affetto che li lega in quanto cugini, dall’altra si percepisce una fascinazione e un’attrazione reciproca e se Caroline ammette solo a se stessa di amare Robert, Robert non si concede di indugiare sui propri sentimenti prima di un’affermazione professionale.

In questa situazione di forte dubbio in merito a ciò che le riserva il futuro, Caroline conosce Shirley Keeldar, giovane ereditiera, dal carattere vivace e intraprendente nonché proprietaria dei terreni in cui Robert vive e fa progredire la fabbrica.

Shirley e Caroline avevano gli stessi gusti, avevano letto gli stessi libri, ammirandone alcuni e ridendo di altri che giudicavano pieni di falso sentimentalismo e pomposamente scritti. Per Shirley, ben pochi uomini e ben poche donne avevano il gusto della poesia ed erano in grado di distinguere quella vera da quella falsa. […] Shirley riscontrava invece che Caroline intuiva subito il valore del metallo prezioso, rifiutava le scorie. Le due ragazze erano così mentalmente intonate all’unisono che spesso all’unisono cantavano la loro armonia.

L’amicizia tra le due fanciulle, di estrazione sociale e temperamento diversi, è uno dei temi del libro e permette all’autrice di affrontare riflessioni importanti sul ruolo sociale della donna in quel periodo e sulle opportunità – all’epoca molto limitate – di poter costruire un percorso alternativo a quello di moglie e custode del focolare domestico.

Non voglio svelarvi ulteriormente la trama, posso solo ribadire che ancora una volta sono ineguagliabili lo stile e la cura con cui Charlotte Brontë descrive i personaggi, sia principali sia secondari, e il contesto storico – sociale in cui si muovono: laddove l’espansionismo di Napoleone, la depressione industriale e il movimento luddista sembrano scandire non solo la cronologia ufficiale ma anche le vite dei protagonisti.

Il grande pregio di questo romanzo – da leggere e rileggere per cogliere le infinite sfumature di una prosa ricca e mai superflua – è quello di fornire verità universali attraverso il racconto di situazioni particolari. Le considerazioni di Charlotte Brontë sono incredibilmente all’avanguardia e progressiste, così come lo sono sia Caroline che Shirley nel loro tentativo di costruire un domani migliore, dove il benessere possa sussistere per tutti e l’amore sia un diritto a cui poter aspirare senza restrizioni.

Gwen

 

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