Arrivato ottobre, ho pensato che il primo libro di cui parlare in questo inizio di autunno non potesse che essere La donna in bianco di Wilkie Collins, che ho letto nella versione Minimammut della Newton Compton.  Scritto nel 1899, questo lungo racconto di 507 pagine venne ovviamente pubblicato a puntate durante il 1859 ed il 1860 (secondo la nota usanza del feuilleton) sulla rivista di Charles Dickens, All the Year Round, ed ottenne molto successo sia da parte del pubblico e sia da parte della critica, tanto da essere il primo libro ad esser definito ‘sensation novel’. Ovvero, una storia intrisa in lungo ed in largo di colpi di scena e di suspence, per via della trama incentrata sulla somiglianza/scambio d’identità tra due donne – ed ecco che qui il mio pensiero non può non andare ad Hitch ed alla sua Donna che visse due volte (Vertigo, 1958): il film venne tratto dal romanzo D’entre les morts dei francesi Thomas Narcejac e Pierre Boileau, del 1954, ma chissà se il grandissimo regista inglese non trasse ispirazione anche dalla lettura di questo romanzo di Collins. Rimarrò con questo dubbio, credo.

la-donna-in-bianco  L’intreccio é davvero complesso e stupefacente: l’autore ha costruito, riannodando la vicenda di questo scambio di identità attraverso le testimonianze legali di tutti coloro che ne erano rimasti più o meno coinvolti, servitù compresa. Come scritto sul retro di copertina, La donna in bianco é “incentrato sulla somiglianza e lo scambio di persona tra due affascinanti donne – la sventurata Anne Catherick, vestita sempre di bianco, e la bionda e ricca Laura”, ed é soprattutto, come si legge nell’avvertenza al lettore nel preambolo, “la storia di quanto la pazienza di una donna può sopportare e di quanto la determinatezza di un uomo può conseguire”. La pazienza è quella di Marian Halcombe, sorella di Laura e, per me, eroina indiscussa della storia. Grazie alla lettura delle pagine del suo diario ed ai vari resoconti scritti, ci rendiamo man mano conto di come Collins sia stato capace di racchiudere in lei l’amore famigliare (il legame di sangue che unisce Marian a Laura si riassume sempre e comunque in un amore incondizionato dell’una nei confronti dell’altra, ed é talmente profondo e genuino da far rischiare a Laura la propria vita per salvare quella della sorella, minata dai secondi e terzi fini di un marito subdolo ed un matrimonio che avverte immediatamente essere meramente contrattuale) come pure la forza, che solo una donna può dimostrare in circostanze estremamente particolari, non lasciando che le considerazioni maschili dell’epoca nei riguardi della figura femminile la definiscano semplicemente in termini di beltà, frivolezza ed oggetto da possedere. Marian sfida le presunzioni ed i preconcetti dell’epoca per tentare di dare una chance non alla sua felicità ma a quella di Laura, ponendo sempre i bisogni e le necessità di quest’ultima prima  di tutto e di tutti. La mia idea é che Marian diventi, in un crescendo, una inaspettata Giovanna d’Arco, in versione leggermente più ‘rosa’. 

La determinatezza, invece, é quella di Walter Hartright, prima insegnante di disegno di Laura (nella sua professione ho colto un lieve accenno a quella del padre di Collins stesso, che era un pittore), che combatterà letteralmente al fianco di Marian per esser degno dell’amore della sorella e riscattarla dall’inganno ordito dal marito, Percival Glyde, e dal suo perfido amico italiano, il conte Fosco, arrivando addirittura a scoprire e smascherare vecchi ordini massonici tradimenti annessi.

«Nell’aiuto che intendo dare a Lady Glyde non ci sarà mai di mezzo il denaro e nessun’altra idea di vantaggio personale. È stata cacciata dalla sua casa natia come un’impostora, la vera impostura é invece scritta sul marmo di una tomba… e ci sono due uomini responsabili di tutto questo ma vivi e impuniti! Questa casa dovrà riaprirsi e accoglierla nella sua vera identità di fronte a tutti quelli che hanno seguito il suo funerale… quella menzogna sarà pubblicamente cancellata da quel marmo di quel cimitero per ordine del padrone di quella casa e capo-famiglia dei Fairlie! Quei due uomini dovranno rispondere a ME del loro crimine, anche se la giustizia che sta in tribunale è impotente a perseguirli. Dedicherò la mia vita a questo scopo e, Dio permettendo, non morirò senza averlo raggiunto.»

E non venite a dirmi che questa non è determinatezza nell’amore…!

Insomma, se leggerete (o avete letto) La donna in bianco, forse condividerete con me l’impressione che non si tratti solo di un thriller o un giallo: Collins con quest’opera ha, a mio avviso, prepotentemente dimostrato come il genere romance possa attraversare tutti gli altri generi, inglobandoli e rendendoli un tutt’uno amorevolmente misterioso e tremendamente avvincente.

Vera

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