Dopo una settimana/dieci giorni  intensissimi a livello di nuove uscite letterarie, vi vogliamo parlare appunto di due nuovi titoli: La cassa aperta di Sophie Hannah, edito da Mondadori, e Le ragazze di Emma Cline, edito da Einaudi. Due libri diversi, sì, perché personalmente ho bisogno di alternare i generi per non fossilizzarmi troppo su uno in particolare – ed infatti, sto lasciando un pochino in stand by la lettura di Shirley…. 

la-cassa-aperta Partiamo dalla Hannah, che come saprete é stata l’unica scrittrice ad avere il placet degli eredi della Christie per scrivere di nuovo su Poirot: questo è il secondo romanzo che pubblica (il primo é Tre stanze per un delitto: il ritorno di Hercule Poirot, che io non ho letto, sono partita direttamente da questo secondo romanzo), e ritroviamo Poirot ospite nella dimora di una famosissima scrittrice per bambini, Lady Playford insieme ad un ispettore di Scotland Yard ed altri ospiti. La trama inizialmente mi aveva attratta molto, perché mi sembrava quasi un remake-mash up di Dieci piccoli indiani (tutti chiusi in un luogo, tutti sospettati di un omicidio) e Assassinio sull’Orient Express con la figura dell’investigatore baffuto inserita nel gioco al massacro. In realtà no, non è affatto così: c’è un omicidio, preceduto da un’inaspettata rivelazione della scrittrice, ed una conseguenziale ricerca dell’assassino, ma manca qualcosa. Mentre lo leggevo avvertivo questa assenza, e in realtà non riuscivo a capire bene cosa fosse: la Hannah non scrive affatto male, è molto fluida, si sofferma molto sui dialoghi, che forse a differenza della Christie sono più ampi e meno asciutti, però ecco, manca la finezza con cui l’autrice riusciva a definire Poirot. Che qui mi sembra un pochino sfilacciato come personaggio (e teoricamente dovrebbe essere, come siamo abituati a vederlo, protagonista assoluto della scena), forse perché la Hannah scrive ai giorni nostri: non voglio dire che  risulti anacronistica, però ho sentito un bel po’ la distanza temporale nel modo di scrivere. La Christie scriveva il tempo che viveva, la Hannah si é trovata a dover ambientare queste storie in un momento che ha letto ma cui non è stata direttamente partecipe. Forse è stato questo a farmi storcere il naso e a rendermi insoddisfatta.

Mentre mi mancavano una sessantina di pagine per finire La cassa aperta, Gwen mi ha parlato di questo caso nuovo caso editoriale, Le ragazze di Emma Cline (che tra l’altro é stata a Roma a presentare il libro… averlo saputo prima!), che a 27 anni ha tirato letteralmente fuori il coniglio dal cilindro – scritto tra l’altro quando di anni ne aveva 24.

le-ragazze La protagonista é Evie, una ragazza quattordicenne che non sta bene da nessuna parte, secondo quel senso di inadeguatezza a posti e persone che si ha da adolescenti. Con i genitori separati, prima vive una pseudo-amicizia con Connie, poi incrocia il cammino di un gruppo di ragazze, tra cui Suzanne: creature selvagge, allo stato brado, senza radici o famiglia, che vivono in un ranch e si raccolgono attorno alla figura di Russel, una sorta di aspirante rock star. La storia, però, é raccontata quando Evie é più che adulta, ospite in una casa di un amico (il senso di nomadismo sembra non averla mai abbandonata del tutto) e rivive la vicenda di quei mesi nella setta di Russel in una sorta di flashback non troppo passato, tra le prime scoperte sessuali, maschili e femminili, il senso di solitudine che era già estremamente prepotente negli anni Sessanta e l’idea che l’amore, quello vero, fatto di conoscenza ed intimità, fosse una prerogativa del tutto femminile e non dovesse misurarsi con l’aridità superficiale e strumentale dello sguardo maschile. La Cline, nata in California, nel luogo hippy per eccellenza, ha deciso di andare alla scoperta di quel modo di vivere e di quel momento storico, attraverso il corpo e la mente inesperti di Evie, perché “è compito del romanziere entrare nelle coscienze e in epoche diverse”, con la voglia e l’intento di scrivere in primis una storia di adolescenti in un preciso momento, che rappresenta per l’America la perdita dell’innocenza così come lo rappresenta, nell’estremità dei suoi sentimenti, per la stessa Evie. 

Una curiosità di attualità, viste le recentissime polemiche sul caso Ferrante: questa grandiosa scrittrice 27enne ha dichiarato di avere ben presente i libri di Elena Ferrante quando decise di scrivere questo libro: i rapporti fra le donne sono al centro di varie storie letterarie, e la Cline non voleva scrivere una storia d’amore tradizionale, quanto piuttosto indagare i rapporti di amicizia femminili, di competizione e di amore. Ennesima dimostrazione che non serve per forza conoscere l’identità di uno scrittore per definirne nel profondo le intenzioni.

Vera

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