Lo so che ho sbagliato il momento: Rimini di Pier Vittorio Tondelli (edizione Bompiani) va letto OVVIAMENTE d’estate – ed infatti mi é stato regalato a luglio. Ma ho le pile di libri in attesa, e questo anzi è tra i fortunati, perchè ha dovuto aspettare solo 4 mesi. In realtà l’ho messo tra quelli da leggere a breve perché non è la mia prima volta con Tondelli: durante l’università ho letto Un weekend postmoderno e circa un annetto fa mi è stato regalato anche Biglietti agli amici. Insomma, per me è una sicurezza. 

Considerate però che finora io avevo letto solo saggi, e questo è un romanzo. Corale, per giunta! La linea narrativa principale riguarda Marco Bauer, un giovane giornalista degli anni ’80 che da Milano viene spedito a dirigere un giornale locale per fare probabilmente un salto di carriera; una volta lì, però, Marco si trova a dover fare i conti con la Riviera: Rimini, da luglio, assume le sembianze di un tritacarne a cielo aperto, divenendo un luogo di perdizione per eccellenza per i vacanzieri, giovani e non, un crocevia di divertimenti per italiani e stranieri che vogliono vivere solo di notte. 

tondelli Ora, voglio approfittare di questo libro per confidare un segreto – che qualcuno già sa -: non amo troppo le storie corali, nei libri come nei film. Difficilmente (dai, lo dico, quasi mai) hanno una profondità  visiva e/o caratteriale. Ed anche in questo caso, almeno all’inizio, l’idea di tutti questi personaggi che mischiano le loro avventure mi ha un pochino infastidita, perchè mi sembravano come storie a se stanti quando invece io ad un certo punto agogno (e sì, forse lo pretendo proprio) un ricongiungimento narrativo per avere dal romanzo un qualche scioglimento o compiutezza, che dir si voglia.

Alla fine, però, ho capito che il punto non è affatto questo. Rimini é uno scorcio di un’imprecisata estate anni Ottanta ed in tal senso celebra appieno il senso vacanziero, in tutto e per tutto: le ‘ferie’, in fondo, sono qualcosa di temporaneo, di mordi e fuggi, che durano poco, giusto qualche giorno, neanche il tempo di abituarsi a flirtare con il sole ed il mare. E Tondelli fa esattamente la stessa cosa con i suoi personaggi: ne inserisce pochi alla volta, inserendo le loro vite già vissute, senza spiegare retroscena e passati vari, facendoci immaginare solo da lontano i loro vissuti famigliari e personali. Ad un certo punto, durante un premio letterario entra in scena uno scrittore omosessuale che scopriamo essere vittima di un amore immenso ma distruttivo, tale da non riuscire più a viverlo e di conseguenza a vivere; in una camera di un hotel vediamo due amici seduti attorno a un tavolo a discutere della sceneggiatura del loro film e dei problemi economici per realizzarlo, mentre una donna straniera decide di intraprendere un viaggio in Italia per cercare la sorella di cui non ha più notizie, passando da Roma, alla Sicilia e finendo in riviera. Queste persone riescono a trovare una soluzione temporanea ai loro problemi, ma si tratta soltanto di una toppa, di un cerotto su una profonda emorragia. E la sintesi di tutta questa incertezza che aleggia nel nostro Paese si ha nella vicenda di Bauer, il quale spera di fare uno scoop cercando di risolvere il caso di finto suicidio di un senatore ma finisce egli stesso nella centrifuga che investe chi decide di toccare con mano politica, soldi e segreti di famiglia che tali devono rimanere e che ha un certo retrogusto di complottismo.

Vorrei aggiungere un piacevole inserto in cui mi sono imbattuta per la prima volta: alla fine del libro, ci sono due piccoli extra o se preferite easter egg. In primis una scheda di presentazione del romanzo scritta dallo stesso Tondelli, in cui l’autore dichiara tranquillamente il suo intento, ovvero quello di voler scrivere un romanzo in cui gli stili si incrociano così come i sentimenti, un romanzo che gli “assomigli: che sia tenero e disperato, violento e dolce, divertito e assorto, struggente e mistico”.

Voglio che Rimini sia come Hollywood, come Nashville cioè un luogo del mio immaginario dove i sogni si buttano a mare, la gente si uccide con le pasticche, ama, trionfa o crepa. Voglio un romanzo spietato sul successo, sulla vigliaccheria, sui compromessi per emergere. Voglio una palude bollente di anime che fanno la vacanza solo per schiattare e si stravolgono al sole e in questa palude i miei eroi che vogliono emergere, vogliono essere qualcuno, vogliono il successo, la ricchezza, la notorietà, la fama, la gloria, il potere, il sesso. E Rimini è questa Italia del ‘sei dentro o sei fuori’. 

E poi una vera e propria colonna sonora, la prima ad essere così esplicitata ed elencata nella letteratura italiana: Tondelli fa proprio una compilation che serve da sottofondo alle sue storie ma racconta soprattutto le tendenze di quegli anni, passando da Bob Geldof a Bruce Springsteen, da Prince agli U2, da Cyndi Lauper a Leonard Cohen, dai Duran Duran ad Elvis Costello, toccando anche i The Smiths ed i Talking Heads. Insomma, musica, sole, spiaggia, cinema, giornalismo, letteratura. C’è davvero tutto!

Vera

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