Oggi voglio parlarvi di un libro che non ho acquistato personalmente, come in tutte le altre precedenti recensioni, ma che mi è stato inviato “a sorpresa” dalla casa editrice e si è rivelato una lettura piacevole. Sto parlando de La collezionista di libri proibiti di Cinzia Giorgio, pubblicato ad ottobre di quest’anno da Newton Compton.

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Il titolo promette un’incursione nel mondo dei libri e, a differenza dei numerosi romanzi che affollano gli scaffali delle librerie e spesso hanno trame in cui l’elemento letterario fa solo da contorno o da riferimento superficiale nelle prime pagine, riesce a fornire al lettore una storia in cui la parola stampata è sia cornice che motore dell’intreccio principale. Non a caso la protagonista, Olimpia Cattanei, è una vera divoratrice di carta e inchiostro e rende questa sua passione anche la professione e l’impegno della sua vita. Ma procediamo con ordine.

Tutto inizia in un piovoso pomeriggio estivo del 1975 a Venezia. La giovanissima Olimpia, che sta per compiere diciott’anni, trova rifugio da un acquazzone nella bottega dell’antiquario Anselmo. Il negozio non è un luogo qualsiasi: l’uomo commercia soprattutto antiche edizioni di libri e sin da subito istituisce un rapporto speciale con Olimpia. La ragazza, infatti, non si limita a diventare una cliente, ma inizia anche a fare pratica presso l’antiquario, che le svela i trucchi del mestiere per valutare e riconoscere le edizioni più rare. In particolare, Olimpia, dotata di una spiccata propensione all’analisi e alla valutazione dei volumi, si appassiona ai libri messi all’Indice, ovvero proibiti dalla Chiesa nel corso dei secoli.

La vita di Olimpia si snoda così tra lo studio, il lavoro dal suo amico antiquario, i genitori – molto benestanti e non particolarmente contenti di sapere che la figlia passa una parte della sua giornata anche in bottega – e le amiche Diana e Peggy. Proprio quest’ultima rappresenta una sorta di mentore per Olimpia, perché si tratta di una donna matura ma piena di vita, forte, indipendente e che ama moltissimo l’arte, in cui investe gran parte del suo cospicuo patrimonio (penso che qui l’autrice Cinzia Giorgio abbia volutamente fatto un omaggio alla figura della grande Peggy Guggenheim, di cui il personaggio nel libro mantiene il nome di battesimo e soprattutto le attitudini e passioni). Questa routine viene però interrotta dall’incontro con Davide, il nipote di Anselmo, anche lui arrivato per lavorare nel negozio. Olimpia, per la prima volta nella sua esistenza, deve fare i conti con sentimenti di cui ignorava la portata: amore, gelosia e passione. Inoltre il suo rapporto con Davide risulta connotato inevitabilmente dai libri, che saranno una sorta di filo rosso tra loro, a partire dagli scritti di una nota cortigiana veneziana del Cinquecento – Veronica Franco – che Olimpia riceve in regalo da Anselmo a Natale.

Non voglio svelare ulteriori dettagli di ciò che succede. Posso comunque anticiparvi che Cinzia Giorgio sceglie di sviluppare le vicende di Olimpia durante un arco temporale abbastanza lungo – dal 1975 al 2004 – e che l’azione si svolge in diversi luoghi, come Venezia, Londra e Parigi. Assistiamo quindi al percorso di formazione della protagonista, sia come donna sia come collezionista/antiquaria di successo, senza dimenticare il legame amoroso con Davide.

Se dovessi, a parer mio, dire quali aspetti mi hanno irretito di più del romanzo, finirei con il relegare il contributo dell’elemento romance in un angolo. Non perché la storia con Davide sia cosa di poco conto, anzi. Inoltre siamo di fronte a un personaggio maschile che chi legge riesce ad apprezzare. Ma il punto di forza della narrazione, caratterizzata da uno stile  molto scorrevole, è il gioco di rimandi con la letteratura (da Boccaccio a Veronica Franco), la musica (Cinzia Giorgio costruisce una colonna sonora imperdibile, dagli anni ’80 fino al nuovo millennio) e i personaggi noti (prima ho citato Peggie, ora potrei incuriosirvi con una Sophie che ammicca all’attrice Marceau).

Sicuramente c’è il grande merito di utilizzare una figura poco nota al grande pubblico ma fortemente simbolica, come la poetessa Veronica Franco, una sorta di femminista ante litteram. Io personalmente la conoscevo poco, soprattutto grazie al film Padrona del suo destino (1998), che a sua volta si ispira alla ricostruzione romanzata di Margareth Rosenthal The Honest Courtesan. E qui, come ha scritto anche Vera nella splendida recensione su L’incubo di Hill House, si innesca quello splendido gioco di rintracciare elementi che ci portano a libri o opere diverse da quella che stiamo leggendo o analizzando.

Cosa aggiungere ancora? Di sicuro è una lettura di intrattenimento, che ha tutti i requisiti per risultare godibile: dalla trama al linguaggio e allo stile dell’autrice, di cui mi riprometto di leggere altro in futuro.

Gwen

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