Dicembre, Natale e quindi Dickens 🙂 In realtà non l’ho fatto proprio apposta: questo trittico di libri su Drood è stato un caso, ed è iniziato tutto perchè ho trovato Il mistero di Edwin Drood di Dickens in edizione Gargoyle a metà prezzo – per la storia del “possiamo comprare un libro una volta finiti almeno dieci” in effetti non avrei dovuto comprarlo, ma mi sarei pentita come già successo in precedenza, perchè le volte che non ho preso quello che trovavo a metà prezzo poi non lo riiuscivo più a reperire. E quindi… quindi pochi giorni dopo ero alla libreria Notebook dell’Auditorium Parco della Musica e spulciando tra gli Einaudi becco La verità sul caso D., di Fruttero e Lucentini – ed io neanche sapevo che avessero scritto su Dickens e Drood! Il terzo è venuto da sè, dato che lo avevo già in mio possesso: lo avrei letto dopo i primi due, per chiudere il caso-Drood con un thriller letterario alla Pearl. Ma iniziamo dall’originale.

drood Charles Dickens, come forse qualcuno già sa, morì all’improvviso a causa di un colpo apoplettico il 9 giugno 1870 a Rochester, quando non aveva ancora finito di scrivere Il mistero di Edwin Drood, suo ultimo ed incompiuto romanzo, che aveva iniziato ad essere pubblicato nell’aprile dello stesso anno. Dickens era arrivato esattamente a metà, ossia a sei delle 12 dispense previste dall’accordo iniziale; ogni dispensa doveva contare 32 pagine e sarebbe costata 1 scellino, ma il successo fu tale da far continuare la pubblicazione fino al mese di settembre (cioè il capitolo XX, che venne diviso in due parti). La storia sembra piuttosto semplice, in tema giallo: due giovani, Edwin e Rosa, sono da tempo promessi sposi ma decidono, di comune accordo, di svincolarsi da questa promessa ed andare ognuno per la propria strada, da buoni amici. Il problema, però, è che appena dopo questa conversazione con Rosa, Edwin scompare. Letteralmente. Mentre fervono le ricerche, si scopre che suo zio Jasper era follemente innamorato di Rosa, cosa che fa prendere alla vicenda la piega di un’indagine per omicidio. Un omicidio, badate bene, solo e sempre supposto. Prima ho scritto che la storia sembra piuttosto semplice nella trama perchè sembra che Dickens volesse scrivere un mistery, sulla scia del successo ottenuto dal suo amico (ma negli ultimi tempi della sua vita assoluto rivale) Wilkie Collins, per dimostrare di essere capace anche lui di destreggiarsi abilmente nel genere – e forse di saperlo fare anche meglio e più di Collins. Se il fine fosse stato effettivamente questo, allora sì, bisognerebbe presupporre che Edwin è stato assassinato, presumibilmente dallo zio, che il cadavere ad un certo punto della storia sarebbe saltato fuori e Jasper sarebbe stato smascherato e messo alla gogna. Però permettetemi, un po’ tutto banale. Anche perchè il titolo dice ‘Il mistero’, non l’assassinio, e come sottolineano le varie analisi critico/letterarie, andrebbe considerato il ruolo dell’oppio e del personaggio di Datchery nel proseguo della storia.

Ne La verità sul caso D., la storia si complica ancora di più: Fruttero e Lucentini decidono di far ritrovare in un hotel romano i più grandi investigatori letterari proprio (Poirot, Dupin, Holmes, Maigret, Padre Brown, Wolfe, Marolwe), per risolvere una volta per tutte il caso-Drood, intervallando i capitoli originali del testo dickensiano alla loro analisi da parte degli investigatori, riuniti in quella che viene chiamata la Dickens Room. L’idea della reunion è assolutamente eccezionale, ma al contempo snervante: se tutte queste ‘prime donne’ del poliziesco si trovassero davvero chiuse nella stessa stanza per cinque giorni farebbero scappare a gambe levate anche la più paziente e devota delle hostess, facendo sicuramente aumentare gli omicidi da risolvere 🙂 Inutile dire che chi risolve magistralmente il tutto, come al solito, è l’adorato Poirot – e chi, sennò?! – paventando un’ipotesi risolutiva alla Orient Express, ovvero più profonda e ben più grave di quella che si potrebbe pensare, arrivando ad indagare non solo sull’eventuale omicidio letterario di Drood ma anche sulla morte improvvisa del suo grandioso creatore. Un mistero nel mistero, insomma, che mette un bel po’ di pepe laddove era tutto estremamente offuscato dall’oppio e dalle sedute spiritiche.

pearl L’ultimo della lista è The last Dickens di Matthew Pearl in edizione Superpocket (su licenza Rcs) – mi piace molto di più il titolo originale: credo avrebbero dovuto lasciare quello anche nella traduzione italiana, perchè rende appieno il senso del romanzo. Di Pearl vi avevo già parlato in merito ai bookanieri, gli spacciatori di libri, che fanno tra l’altro la loro comparsa anche qui: Dickens è morto lasciando incompiuto l’ultimo romanzo ed il suo editore americano decide di andare a cercare le tracce del possibile finale insieme alla contabile della sua casa editrice. Qui addirittura Pearl lancia un’ipotesi ancora più azzardata delle varie che si sono succedute: Dickens avrebbe scritto il romanzo al contrario, ossia partendo dal finale per lasciare l’inizio alla fine, tant’è che James Osgood e Rebecca si ritrovano tra le mani le preziose cartelle, arrivando a comprendere come la storia di Edwin in realtà non fosse pura invenzione ma la riproposizione di un fatto realmente accaduto e che Dickens voleva riproporre all’attenzione generale nella sua risoluzione, superando così il genere del giallo per entrare nell’apogeo degli scrittori con quello che potremmo definire un docu-romanzo. E questa citazione dal romanzo ne sembra la naturale dimostrazione:

Fra tutti gli scrittori di narrativa di genere dell’epoca, solo Dickens sapeva ricorrere in egual misura all’arguzia e all’acume, all’emozione e alla compassione, in ognuno dei suoi libri. I personaggi non erano semplici bambole di cartapesta né estensioni appena velate della personalità di Charles Dickens. No, i personaggi erano assolutamente se stessi. Una storia dickensiana non chiedeva ai lettori di aspirare a un ceto più alto o di odiare gli altri ceti, bensì di trovare l’umanità e la benevolenza in ciascuno di essi. Era questo ad averlo reso l’autore più famoso al mondo. Questa volta il nuovo libro si era fatto aspettare per cinque anni, più di quanto fosse mai successo in passato. «Il pubblico è maturo!» aveva esclamato Fields. Il romanzo avrebbe narrato la storia di un giovane gentiluomo, Edwin Drood, un personaggio onesto ma sfuggente che svaniva dopo aver suscitato la gelosia dell’equivoco John Jasper, zio del protagonista e rispettabile cittadino con una doppia vita da tossicomane.

Sembra quasi che Pearl abbia fatto fare a Dickens quello che lui riesce sempre abilmente a fare: mischiare i fatti storici con la narrazione pura e semplice, attraverso personaggi che erano assolutamente se stessi.

Vera

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