Avevo accennato ad Henry James nel post su L’incubo di Hill House di Shirley Jackson, ed eccolo qua: ho deciso di leggerlo adesso, Giro di vite, racconto di circa 150 pagine, nell’edizione Minimammut della Newton Compton, pubblicato nel 1898. 

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A James sono sempre piaciute le storie di fantasmi, e come nel caso della Jackson, li concepiva non tanto in modo orrorifico e/o paranormale quanto piuttosto come proiezioni estese della realtà quotidiana, una sorta di continuazione di essa, ed è esattamente quello che troviamo in Giro di vite, la cui idea trova origine nel gennaio del 1895: James si era recato a far visita all’amico Benson, arcivescovo di Canterbury, e mentre i due, una sera si erano ritrovati a chiacchierare amabilmente, ecco che Benson si lascia sfuggire una storia, piuttosto confusa e tratteggiata, che avrebbe sentito da una donna, su due bambini che vivevano in una casa di campagna insieme ai domestici, dopo la morte dei genitori. Questi domestici che li avevano in cura, però, erano persone depravate, con la volontà di portare i due fratelli sulla loro stessa, crudele strada di perversione. Improvvisamente, anche i due domestici muoiono senza troppe spiegazioni, ma sembrano non voler assolutamente abbandonare quei due bambini, rimanendo nelle loro vite per continuare nel loro intento e riunirli  a loro.

Il racconto riporta gli scritti del diario dell’istitutrice che viene chiamata ad occuparsi dei fratelli Flora e Miles, miss Giddens (è facile cogliere, per questo personaggio, il riferimento a I misteri di Udolpho e a Jane Eyre, sia per la protagonista ma anche per la moglie pazza di Rochester), che sin dall’inizio non nasconde di accettare questo lavoro per la paga offertae e per una sorta di attrazione nei confronti del suo datore di lavoro, lo zio dei bambini. Insomma, le cose vengono messe in chiaro sin da subito. E la ragazza ammette anche di essere una persona con una certa immaginazione e leggermente ossessiva, ma nulla, nel lettore dà motivo di non credere a quello che scrive di vedere e provare, tanto più che la ragazza ha la piena fiducia anche dell’altra governante della casa, la signora Grose. Infine, ci sono i fatti: la precedente istitutrice, la signorina Jessel, è davvero esistita ed è morta in seguito a circostanze ignote, così come l’altro domestico, Quint, ritrovato all’alba di una mattina riverso su un sentiero. Quest’ultimo è quello che mi creava più nervosismo, durante la lettura: c’era un qualcosa che riguardava lui e Miles di sotteso, vagamente accennato, che faceva pensare a tendenze pedofile dell’uomo e a rapporti di natura sessuale che riguardavano egli stesso ed il bambino, cosa che forse nel finale viene confermata dalle parole del ragazzino, in un momento di confessione con la sua istitutrice, quando le racconta della sua espulsione dal collegio. 

Oscar Wilde ha affermato che Giro di vite è un racconto meraviglioso, violento e scioccante quanto una tragedia elisabettiana, mentre H. G. Wells (che era anche vicino di casa di James a Rye) ha scritto al collega scrittore che avrebbe preferito uno spessore maggiore nel personaggio dell’istitutrice, che risultava a suo avviso poco delineato, ma in realtà James gli disse che quella era esattamente la sua volontà, renderla in modo così impersonale, perchè aveva scritto quell’opera solo per soldi, non per altro. E che peccato, direi io: perchè quest’atmosfera innegabilmente gotica, mischiata a tendenze sessuali represse, deviate e sfogate in modi poco ortodossi poteva rendere la storia ancora più interessante e profonda, andando ad analizzare quelle correnti sotterranee che circolano negli esseri umani, risucchiate dai paletti sociali e pronte ad esplodere da un momento all’altro, dando origine a storie nere, ancestrali, che possono richiamare Poe ma anche Freud. Ecco, secondo me questo è un capolavoro mancato: una bellissima ghost story (alla fine, non ci dà affatto la certezza dell’inesistenza dei fantasmi, per quanto voglia far passare miss Giddens come una donna preda di allucinazioni ossessive) cui manca quel pizzico in più per essere grandiosa.

Vera.

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