Buon anno a tutti/e, innanzitutto 🙂 Gennaio è appena iniziato ma le cose che abbiamo da leggere sono sempre tantissime, nonostante i nostri buonissimi propositi di smaltire, smaltire, smaltire! Ed ovviamente i regali natalizi non aiutano affatto in tal senso (penso ovviamente alle varie gift card…), tant’è che infatti questo The Quick di Lauren Owen, edito da Fazi appena 4 mesi fa, mi tarlava talmente tanto il cervello che non ho resistito e l’ho preso online. Arrivato, iniziato subito e finito ieri sera. Diciamo che era un mesetto buono che io e Gwen ci interrogavamo sul prenderlo o meno: lei lo aveva pescato da altri blog, avevamo letto la trama, avevamo deciso che ci sarebbe piaciuto molto ed alla fine io sono capitolata – purtroppo in ebook c’è solo la versione inglese, non quella italiana. 

the-quickLeggendo la quarta di copertina avevo avuto l’impressione che fosse un romanzo a metà tra il gotico ed il genere femminile, lo ammetto: si pone molta attenzione sul personaggio di Charlotte, che nell’Inghilterra di fine Ottocento perde improvvisamente ogni contatto col fratello James, che si era recato a Londra in cerca di fortuna, e decide di imbarcarsi nella sua ricerca. Un bel personaggio, quello di Charlotte: decisa a non perdere l’ultimo legame famigliare rimastole, pur avendo dapprincipio paura per un mondo che non conosce e non le appartiene (Londra, la big city, con i suoi ritmi così lontani dalla vita che aveva abituato a conoscere) si rivela ferma, decisa e coraggiosa nel volersi riunire a James, costi quel che costi. E costa parecchio, questa reunion: James è probabilmente il personaggio più empatico del romanzo, a mio avviso, perché più sfortunato. Vive dapprima i tormenti di un giovane con poco denaro in una città aperta a chi invece è disposto a sperperare le proprie ricchezze, poi quelli di un amore omosessuale che non può rivelare, costretto a nascondersi con Christopher per via delle convenzioni sociali e dal fratello di Christopher, che sembra averli scoperti. Ma i suoi tormenti non finiscono qui. James è uno scrittore in erba, o almeno tenta di diventarlo. Una sera decide di farsi coraggio e portare, accompagnato da Christopher, il suo manoscritto addirittura a Mr. Oscar Wilde, ma succede un fattaccio. Vengono aggrediti, il suo compagno assassinato e lui trasformato in un vampiro. Da qui in poi il romanzo cambia, totalmente. Se inizialmente si poteva pensare ad un plot sentimentale-filiale, con la storia d’amore tra due uomini ed un segreto che aveva allontanato James da sua sorella, ora la faccenda si complica ulteriormente. James viene fatto prigioniero in un club privato di influentissimi vampiri, che vogliono creare una razza di propri simili capace di prendere il sopravvento sugli umani (gli Spenti) e governarli. 

Qualcuno ha scritto che questo romanzo ha gli echi di Wilkie Collins e Conan Doyle, ma in realtà io lo avvicino molto di più ad Anne Rice ed alla sua concezione di vampiro (non so chi abbia già avuto modo di leggere Intervista col vampiro), così algido, nobile, dolorosamente animale, in un intreccio che richiama avvenimenti storici ancora troppo recenti (il nazismo e la razza ariana, per esser chiari) miscelati al genere gotico-ottocentesco. La Londra di The Quick è molto, molto simile a quella sotterranea di Nessun dove di Neil Gaiman: sporca, fumosa, lurida, nascosta, misteriosa, scura e notturna come i vampiri stessi. La leggenda vuole che in alcune, rarissime circostanze un vampiro possa trasformarsi in gufo: chissà che non lo sia diventato anche James, liberandosi finalmente dalla condizione cui era stato costretto, in una vita in cui non aveva potuto scegliere alcunchè.

Alla fine vi dico che The Quick è stata una piacevole conferma: intenso e modernissimo nei sentimenti, unto nelle strade che percorre, famelico negli istinti delle creature che lo popolano ed umano quanto solo l’amore di una donna può dimostrare.

Vera

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