Oggi voglio parlarvi di un libro molto particolare, che ho deciso di affrontare dopo la lettura di Dracula: mi riferisco a Il discepolo di Elizabeth Kostova (titolo originale “The Historian”), di cui Mara Barbuni, traduttrice, saggista e creatrice del bellissimo blog Ipsa Legit, aveva scritto una recensione che mi aveva stregata. 

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La vita è migliore, più piena, quando non rimuginiamo inutilmente sugli orrori. Come sai, la storia dell’uomo è piena di malvagità, e forse dovremmo rifletterci tra le lacrime, non subirne il fascino.

La storia di questo romanzo, infatti, è intimamente connessa con il capolavoro di Bram Stoker o, per meglio dire, con il personaggio realmente esistito di Vlad III di Valacchia (anche noto come Vlad l’Impalatore), che ha ispirato a sua volta la figura di Dracula. Da questo punto di vista, il titolo in lingua inglese è più calzante di quello italiano, proprio perché le quasi 700 pagine ruotano tutte intorno alla ricostruzione storica dell’esistenza di Vlad III e alle circostanze che portarono alla sua sepoltura. 

Ma partiamo dal principio: le pagine di questo romanzo, di un genere che con difficoltà collocherei a metà tra lo storico e il fantastico – per quanto questa sia una contraddizione in termini –  si aprono con il racconto in prima persona della protagonista. È proprio questa donna a raccontarci le vicende che coinvolsero suo padre e lei nel 1972, quando aveva solo sedici anni. La ragazza scopre, tra le carte dello studio del padre, di professione diplomatico, una bizzarra corrispondenza e soprattutto un libro con una raffigurazione centrale a dir poco inquietante: un drago con la scritta “Drakulya”.

Inizia a questo punto un’avventura che si snoda tra il passato del padre, Paul, e il presente della figlia, che apprende le conseguenze terribili legate al ritrovamento del libro da parte di Paul quando era solo un giovane ricercatore universitario. Un evento scatenante che comportò sia il coinvolgimento del suo relatore – il famoso professore Bartholomew Rossi  – sia l’inizio di un viaggio avventuroso e temibile, sulle tracce di una delle leggende più nere, dagli Stati Uniti alla Francia, passando per la Turchia e ovviamente attraverso l’Europa dell’Est.

Farei un torto a voi, e soprattutto allo splendido intreccio che ha saputo costruire la scrittrice, nel rivelarvi ulteriori snodi della storia. Posso però dire che questo romanzo è per chi ama le ricostruzioni accurate, l’avventura che si mescola alle incursioni nelle biblioteche e alle rivelazioni ottenute dallo studio di antichi libri, ma anche i segreti familiari. Soprattutto lo consiglierei a chi è stato affascinato dal celebre personaggio di Stoker e vuole rintracciarlo in una narrazione elegante che trasmette lo stesso sottile senso di inquietudine, mistero e sospensione.

La voglia di apprendere ulteriori dettagli e gli interrogativi che serpeggiano in ogni pagina vi spingeranno a proseguire una lettura in cui, senza dubbio, abbondano i particolari: Elizabeth Kostova si è minuziosamente dedicata a questa storia per dieci anni e il risultato finale giustifica tanta cura.

C’è modo e modo di sopravvivere, questo lo storico lo impara a sue spese. I peggiori istinti dell’umanità possono sopravvivere per generazioni, secoli, perfino millenni, mentre i nostri sforzi migliori possono morire con noi al termine di una singola vita. 

Gwen

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