Per il classico del mese questa volta ho optato per Joseph Conrad: ho letto il suo Cuore di tenebra credo ormai più di due anni fa (avendo precedentemente visto e rivisto l’Apocalipse Now di Coppola, uno dei film di guerra per me più belli in assoluto insieme a La sottile linea rossa di Malick – perdonate la divagazione cinematografica!!) ed ho quindi pensato che fosse arrivata l’ora di continuare ad ‘esplorare’ questo autore, data anche la mia personale propensione per il genere-avventura. Che poi non è esattamente l’avventura alla Verne o alla Stevenson: Conrad fa compiere, ai protagonisti dei suoi racconti, dei viaggi (per mare e per terra) che sono sì fisici ma forse perlopiù psicologici, una sorta di percorso di formazione alla scoperta di se stessi, volto al superamento delle paure come anche al divenire adulti nel senso pieno del termine, ovvero attribuirsi delle responsabilità compiendo delle scelte.

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Come succede appunto ne La linea d’ombra (che ho letto in edizione Live della Newton Compton) al giovane capitano della nave Orient, il quale si trova a dover fare i conti – durante questo suo primo incarico da capitano – con una strana malattia/febbre che colpisce tutto l’equipaggio, eccezion fatta per lui ed il cuoco Ransome. Il suo secondo, Burns, è tra i primi ad esserne colpito ed è proprio lui a teorizzarne (tra momenti di deliri e lucidità) la natura sovrannaturale: l’immobilità dell’equipaggio e quella della nave, costretta ad essere proprio un’isola sull’acqua per l’arrivo di una lunghissima bonaccia, sarebbe colpa dell’ex capitano, appena morto, che avrebbe lanciato una maledizione su uomini e nave (alla faccia dei Pirati dei Caraibi…!). Questa totale assenza di vento arriva a perturbare anche la mente del giovane capitano, che non sa proprio come venire fuori da questa situazione, come curare una febbre che però non è mortale dal momento che le bottiglie con la medicina, il chinino, risultano tutte vuote. Ad un certo punto, però, dopo che il cielo si è fatto nero e la pioggia è caduta, il vento decide di portare l’Orient verso Singapore, dove i nostri riescono a sbarcare. Qui, termina infine la gavetta del giovane capitano: dopo questa ‘avventura’ è ormai un uomo fatto ed un capitano pronto a salpare con nuovi uomini, senza Ransome e senza bottiglie di chinino, vuote o piene che siano. In bocca al mare, capitano.

Vera

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