La nostra prima lettura condivisa dell’anno è questo libro, Emily Brontë. Natura e religione, edito da Media&Books, che l’autrice, Simona Scarfogliero, ci ha gentilmente inviato 🙂

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Non pensate che sia solo e semplicemente sulla più poetica delle sorelle: no, il libro inzia – scusate la ripetizione, ma ci sta – dall’inizio, ovvero dalla vita delle tre sorelle (Emily, Charlotte ed Anne) e da quanto il loro lavoro narrativo e non sia stato basilare per l’affermazione della scrittura al femminile nell’età vittoriana. Ci può sembrare un qualcosa di assurdo e lontano, ma non lo è affatto: le donne, purtroppo, erano considerate dall’universo maschile più che meri oggettini di desiderio, esseri passivi da ottenere, conquistare, possedere, che non potevano avere opinioni ed abilità proprie, proprio come gli uomini. Ecco, persone come le Brontë, come la Austen, la Eliot e la Sand decisero di dimostrare che no, santo cielo: l’essere umano è sia donna che uomo, ed entrambi hanno capacità intellettive similari di base, che poi possano svilupparsi o meno, non esistono differenziazioni di gender o sottomissioni di sorta perchè si è donne e non uomini:

Sono convinta che un libro sia un buon libro indipendentemente dal sesso dell’autore. Tutti i romanzi sono o dovrebbero essere scritti affinché sia gli uomini che le donne possano leggerli ed io non capisco come un uomo possa scrivere qualcosa di veramente disonorevole per una donna, o perché una donna debba essere censurata se scrive qualcosa che sarebbe appropriato e consono per un uomo.

Scriveva così Anne in The tenant of Wildfell Hall (che non abbiamo ancora letto, ce lo stiamo mantenendo per i momenti di carestia ed astinenza dalle sorelle…!), e quanto mai discorso può essere più vero? Andando avanti nella lettura scopriamo quanto la vita sia stata difficile per le nostre tre scrittrici, quanto il mestiere dello scrivere le volesse rigettare e quanto successo può derivare da una caparbietà che andava oltre le malattie e la morte. Loro sapevano fare una cosa, e ad un certo punto non hanno potuto che  imporre questa loro bravura, ad editori e lettori. E per fortuna che lo hanno fatto. 

La seconda metà del libro, poi, è tutta dedicata alla scrittura di Emily: da Cime tempestose – per Vera il più bel romanzo d’amore mai scritto, nonostante dei personaggi da prendere a schiaffi ogni volta che si palesano – alle poesie (purtroppo ancora da leggere per entrambe, ahimè) che vengono analizzate nelle loro intime profondità, tra sentimenti ancestrali, profondi, di solitudine, morte, anelito verso la libertà, amore sconfinato per la brughiera.

Si tratta di un libro che consigliamo per chi ama le Brontë, la loro particolare storia, l’affermazione femminile nel mestiere di scrittrice. Per chi ama la letteratura e la poesia, insomma.

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Come Vera ha giustamente anticipato, lo studio delle poesie nell’ultima parte del volume è ancora più apprezzabile perché arriva dopo che Simona Scarfogliero ha saputo spiegare così bene il contesto storico – l’età Vittoriana appunto – e familiare – i geniali e sfortunati fratelli Brontë (Branwell si dedicava alla scrittura non meno che le celebri tre sorelle) – in cui Emily è cresciuta e ha sviluppato i suoi interessi.

I temi dei suoi versi sono quelli del panteismo naturalistico, del solipsismo (Emily, come aveva già spiegato Elizabeth Gaskell nella nota biografia sull’amica Charlotte Brontë, era la più schiva) e in generale della comunione con tutte le componenti terrestri e celesti (vento, notte, colline, astri etc…), per cui la seconda della sorelle ha sempre manifestato una forte sensibilità e quasi un attaccamento viscerale.

Cold, clear and blue, the morning heaven

Expands its arch on high;

Cold, Clear and Blue, Lake Werna’s water

Reflects that winter sky.

The moon has set, but Venus shines

A silent, a silvery star.

[Freddo chiaro azzurro il cielo del mattino

Distende in alto il suo arco

Fredde chiare azzurre le acque del Werna

Riflettono il cielo invernale

La luna è tramontata

Venere splende in argenteo silenzio].

Da Cold, clear and blue, the morning heaven (1836) di E. Brontë

Dal saggio di Simona emerge quindi una poetessa visionaria, con un linguaggio fatto di opposizioni e contrapposizioni, impegnata nell’elaborazione di immagini derivanti da quel “God of Visions”, sempre percepito come entità maschile, ovvero quella fonte dell’immaginazione a cui Emily si rivolge, a volte perfino contrastandolo, per superare i limiti imposti dal quotidiano e raggiungere una dimensione altra, un superamento della condizione umana, un altrove comunque lontano dall’aldilà inteso in termini prettamente religiosi.

Il Dio di cui parla la Brontë non era diverso dalle zolle di terra e dall’erica in cui lei si rifugiava, ma era quelle zolle di terra e quell’erica […]. Sulle brughiere, Emily sapeva di poter sfuggire la propria finitezza e abbracciare, nella natura infinita, l’infinito. Il Tutto si manifestava in ogni sua parte: panteista e pagana, Emily accettava dunque persino il dolore e la crudeltà naturale, spiegandoli come una perfezione minore, che la natura stessa superava nella sua vastità. L’immagine dell’unità della vita, conseguita come una visione: ecco quanto cercava di riprodurre nella poesia, nell’impossibilità di comunicarlo a parole.

Molte delle sue poesie, inoltre, sembrano rimandare anche alle storie e ai personaggi della saga di Gondal, di cui purtroppo non ci sono arrivate fonti scritte nella forma narrativa. La saga era stata ideata da Emily e Anne, probabilmente soprattutto attraverso liriche e ballate. Entrambe si erano dedicate alla creazione di un vero e proprio microcosmo, così come Charlotte e Branwell avevano dato vita alla saga di Angria.  

In estrema sintesi, “immaginazione, libertà e morte formano i vertici del triangolo in cui si è svolta tutta la vita spirituale di Emily Brontë” e costituiscono anche lo spazio privilegiato in cui maturano le sue composizioni poetiche. Il libro scritto da Simona Scarfogliero è, a tale proposito, un’ottima guida tanto nell’analisi quanto nella contemplazione di queste liriche. Non ci resta che soffermarci a leggerle e assaporarle, cercando di carpire anche solo un bagliore di una delle anime più straordinarie del XIX secolo. 

There are two trees in a lonely field 

They breathe a spell to me

A dreary thought their dark boughs yield

All waving solemnly.

[Due alberi in un campo solitario 

Intrecciano per me un incantesimo

Un tetro pensiero spira dai rami

che ondeggiano solenni e scuri].

Da There are two trees in a lonely field (1838) di E. Brontë

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Gwen e Vera

P.S. Purtroppo, come aveva già sottolineato anche il blog Libri nella brughiera, l’edizione integrale, tradotta in italiano, delle poesie delle sorelle Brontë è fuori catalogo. Speriamo vivamente che Mondadori, quanto prima, renda il volume di nuovo disponibile: siamo sicure di non essere le uniche a volerlo leggere e consultare (in questo caso con un po’ più di consapevolezza per merito del saggio di Simona sulla poetica di Emily Brontë).

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