Avete anche voi, nella vostra infinita lista di libri da leggere, grandi classici che immaginate di amare già prima di aver affrontato l’incipit? Se la risposta è sì, potete allora immaginare lo stato d’animo con cui mi sono accostata a Il Mulino sulla Floss di George Eliot (pseudonimo maschile della scrittrice inglese Mary Ann Evans). Le mie alte aspettative, sia nei confronti del romanzo sia della sua autrice, con cui mi sono confrontata per la prima volta, sono state ampiamente ripagate, a prescindere dal fatto che questo libro appartenga alla mia comfort zone come lettrice, ovvero l’epoca vittoriana.

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Sin dalla prime pagine mi sono fatta trascinare dalla storia, di cui – per mia fortuna – conoscevo poco. L’ambientazione è la cittadina inglese di St. Ogg’s sulle sponde del fiume Floss, dove vive la famiglia Tulliver. Il padre, un uomo forte, onesto e gran lavoratore, gestisce il mulino di Dorlcote, fonte di sostentamento per il nucleo familiare. Forse il signor Tulliver è troppo spavaldo nella gestione dei suoi affari, eppure cerca sempre di pensare al meglio per coloro che ama: la signora Tulliver, nata Dodson, una donna che non contrasta mai il volere del marito e che si lascia trascinare dal pensiero altrui, in primis quello delle sorelle; il figlio maggiore Tom, un bambino caparbio e volitivo, che però crede di aver sempre ragione; la piccola Maggie, in egual misura sognatrice e testarda, alla continua ricerca dell’approvazione del fratello e molto legata al padre.

– Cosa! Non si deve parlar male di Tom, eh? – disse il signor Tulliver, guardando Maggie con gli occhi che brillavano. Poi, a voce più bassa, voltandosi verso il signor Riley, come se Maggie non potesse sentire: – Capisce tutto quello che si dice, non ce n’è un’altra come lei. E dovreste sentirla leggere: senza esitazioni, come se sapesse tutto in anticipo. E sta sempre sui libri! Ma è male… è male, – soggiunse tristemente il signor Tulliver, frenando questa biasimevole esultanza; – una donna non ci guadagna nulla a essere tanto intelligente; ho paura che non ne verranno che guai. Però, benedetta! – e qui l’esultanza stava chiaramente riacquistando il predominio. – Sa leggere libri e li capisce meglio di metà della gente fatta e cresciuta. 

George Eliot è molto abile nel descrivere i meccanismi interni ed esterni che governano la famiglia Tulliver, approfondendo soprattutto i tratti psicologici dei personaggi. Il vero elemento catalizzatore della trama è proprio Maggie che, anche da giovane donna, è in continuo bilico tra il suo desiderio di libertà ed emancipazione e i vincoli familiari, divenuti ancora più forti dopo il rovescio di fortuna del padre, in seguito alla causa intentata contro l’avvocato Wakem. La piccola Maggie è curiosa, intelligente, avida di conoscere quanto la circonda, mentre la Maggie fanciulla cerca di negare queste aspirazioni, perché spesso si scontrano con le regole sociali e, soprattutto, con quelle imposte prima dall’amato padre e poi dal fratello Tom. Il rapporto tra Tom e Maggie costituisce, a tutti gli effetti, uno dei principali focus della narrazione e sembra sfidare anche la nostra concezione moderna di affetto: quanto è giusto sacrificare della propria vita per non deludere chi ci ama? Oggi non viviamo più le rigide imposizioni di giusto e sbagliato della società vittoriana, eppure questo dissidio a volte si presenta ancora, magari in forme diverse.

Non voglio svelare ulteriori dettagli dell’intreccio, posso però dirvi che George Eliot saprà trascinarvi per quasi 600 pagine, con il vivo desiderio di scoprire cosa accadrà ai Tulliver e soprattutto cosa deciderà Maggie. Lo stile dell’autrice mi ha ricordato molto sia Dickens, per la descrizione di alcuni personaggi secondari e nei dialoghi, dove comunque il tono brillante e l’ironia cercano di bilanciare i drammi vissuti dai protagonisti, sia Elizabeth Gaskell, per l’indagine introspettiva del cuore umano.

In sintesi vi troverete di fronte a un libro che da un lato è un romanzo di formazione, perché l’evoluzione che seguiamo è principalmente quella dell’eroina femminile, e dall’altro una saga familiare, dove non mancano atavici nemici e serpeggia il desiderio di vendetta. Spiccano, inoltre, le descrizioni del paesaggio: il fiume è un elemento costante in tutte le vicende e l’acqua stessa ha un valore simbolico non da poco.

Posso solo consigliare di lasciarvi trascinare dalla penna di George Eliot: avrete così modo di leggere un mirabile connubio di critica sociale, emozioni e sagacia.

Gwen

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