Ciao a tutti! Oggi siamo davvero molto, molto contente perchè festeggiamo il primo anno del nostro blog :))))) Sì, non ci pare vero ma è già passato un anno (più i mesi precedenti in cui pensavamo a come chiamarlo e strutturarlo…) ed anche WordPress ce lo ricorda! anniv 

A parte questo momento festoso che volevamo condividere, oggi vi parlo anche di un paio di libri che ho letto questo mese, ossia Nei luoghi oscuri di Gillian Flynn, edito da Piemme e Lo Stradivari perduto di John Meade Falkner edito da Neri Pozza.

nei luoghi oscuri Questo Dark places (2015), della Flynn, segue a ruota il suo famoso Gone girl – L’amore bugiardo (2014) – da cui è stato tratto anche il film omonimo, che a me è piaciuto molto – ed è un bel po’ più violento del romanzo che lo precede. La protagonista è Libby Day, sopravvissuta alla strage della famiglia quando aveva appena sette anni – strage per cui venne incolpato e messo in prigione suo fratello Ben, allora 15enne. Ventiquattro anni dopo quella notte del 1985, Libby viene contattata da Lyle, membro del Kill Club, un’organizzazione di persone appassionate di crimini e fatti di cronaca nera, che non credono affatto nella colpevolezza di Ben e che vogliono ingaggiarla per cercare di scoprire il vero assassino. Come si evince dal titolo, l’indagine in cui Libby decide di imbarcarsi (inizialmente per una mera questione di soldi) non è una semplice sete di giustizia o verità; non la anima alcuno spirito giornalistico né tantomeno di rivalsa o vendetta. Viene pagata per cercare le persone che gravitavano attorno alla famiglia Day all’epoca dei fatti e per cercare di carpire qualche indizio in più, ma la cosa la costringe presto a tornare in quei luoghi oscuri della sua infanzia che aveva sepolto nella mente, a quella notte che aveva accantonato nei tantissimi scatoloni accatastati che le invadono la casa. Come in Gone girl, Gillian Flynn torna ad usare l’alternanza narrativa, questa volta non soltanto tra i personaggi ma anche tra i livelli temporali (il presente ed il 1985 appunto), mischiando ai salti nel tempo le difficoltà economiche cui doveva far fronte la madre di Libby, una donna sola con quattro figli di cui occuparsi ed un marito che aveva lasciato ma che tornava spesso e volentieri a tormentarla e a chiederle del denaro che non aveva, come anche il satanismo (in voga tra i giovani degli anni ’80) e lo spettro delle molestie sessuali che coinvolgono Ben a tal punto da “fargli meritare” la prigione. Ma tra il meritare una colpa ed essere un pluri-omicida, c’è un oceano di dubbi e prove che pian piano la Flynn riesce ad insinuare non solo in Libby ma anche nei lettori.

stradivari.jpg E passiamo alla lettura adatta per Halloween e che io ho avuto modo di fare soltanto adesso 🙂 Lo Stradivari perduto per me è la ghost-story perfetta, perché mescola ossessione, possessione ed arte in modo trascinante, riuscendo a rimanere fedele allo stile e allo spirito vittoriano, che fa da sfondo alla vicenda. Siamo nella prima metà dell’Ottocento, e John Maltravers, studente ad Oxford ed appassionato violinista, trova per caso uno spartito di una suite del secolo precedente, l’Aeropagita. Incuriosito, inizia a suonarla e dopo poco, alle sue spalle, avverte una strana presenza, un cigolio proveniente dalla poltrona di vimini della sua stanza. Sempre per caso, mesi dopo John scopre un piccolo scantinato nascosto nel muro della camera, ed una volta aperto vi trova uno splendido e perfetto esemplare di violino Stradivari accompagnato da dei diari. L’Aeropagita suonata col famoso violino conduce John ad una vita sempre più insonne e solitaria, sotto gli sguardi preoccupati di sua sorella Sophy (che narra la storia al nipote, unico figlio di John) e della neo-moglie Constance, fino a portarlo nella nostra penisola e ad una strana villa sul mare. In cui si riesce ad avvertire non solo il ricordo di una terribile tragedia avvenuta al precedente proprietario dello Stradivari, ma anche l’eco di Poe che, come Falkner, ha raccontato il Male ed il sovrannaturale attraverso sensazioni, avvertimenti e stravolgimenti inconsci della realtà, amalgamati in un perfetto climax di paura e smarrimento. E mentre in Poe in terrore inconscio si trasformava in reale attraverso un pozzo ed un gatto nero, in Falkner è la musica l’elemento trascinante e degradante per l’uomo, che conduce John in luoghi reconditi, abietti, corrotti e malefici, fino all’annientamento totale.

Vera  

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