Ci sono scrittori che raccontano storie. E ci sono scrittori che ti costringono a uno sforzo ulteriore: cercare – al di là dell’immediata comprensione letterale di un testo – significati ulteriori. E non è detto che il lettore riesca sempre nell’intento. Almeno questa è la sensazione che provo con l’autore giapponese Yukio Mishima (1925 – 1970), del quale ho letto anche Musica e Colori proibiti (una mia vecchia recensione è disponibile qui). 

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Ma veniamo a Stella meravigliosa, in cui lo stile essenziale ed elegante di Mishima è al servizio di una trama che rappresenta un unicum all’interno della sua produzione narrativa. L’intreccio, infatti, si snoda a partire da una premessa sfolgorante: i quattro componenti della famiglia Osugi, che vivono nella cittadina giapponese di Hanno all’inizio degli anni Sessanta, scoprono di essere extraterrestri. Una rivelazione che scaturisce da una nuova consapevolezza del capofamiglia, Juichiro, il quale intuisce le sue origini marziane. Da quel momento anche la moglie Iyoko, il figlio Kazuo e la bellissima figlia Akiko, tutti provenienti rispettivamente da pianeti diversi (Giove, Mercurio e Venere), affronteranno la vita terrena con un atteggiamento diverso, quasi sotto il peso di una missione salvifica nei confronti dell’ignara umanità circostante.

“L’umanità è concorde nella decisione di sopravvivere”. Non servono né liberazioni di colombe né bande militari. Basterebbe una frase simile per dare inizio a una fresca e tranquilla giornata, e l’universo intero saprebbe che da quell’istante la terra è divenuta una stella meravigliosa”.

Se, a questo punto, pensate che Mishima abbia scritto un romanzo fantascientifico, vi sbagliate. Tra le pagine, infatti, si insinua continuamente il dubbio che i quattro personaggi pensino erroneamente di provenire da altre parti del sistema solare. L’autore non commenta, presenta semplicemente i fatti, mentre la famiglia Osugi vive, pensa, sceglie. Tutto alla luce di un senso di superiorità interiore che trapela anche all’esterno: loro provengono da posti migliori e non hanno nulla a che fare con le banalità quotidiane. Eppure il lettore non può fare a meno di chiedersi: Juichiro, Iyoko, Kazuo e Akiko si rifugiano in fantasie di comodo per sfuggire la realtà? 

Questo interrogativo, che scava nella dimensione individuale dell’essere umano, si ricollega anche a riflessioni di più ampio respiro. Il contesto storico in cui si muovono i protagonisti è – non a caso – riconducibile alla dinamica internazionale della guerra fredda. La minaccia di una guerra nucleare, della scaramuccia definitiva tra Stati Uniti e Unione Sovietica è dietro l’angolo. Sono anni in cui si vive con il fiato sospeso, in cui si teme la fine del mondo, o meglio la fine dell’uomo sulla Terra. Ecco allora che questo romanzo fornisce un pretesto per analizzare e soppesare i pro e i contro del genere umano nella sua interezza. Noi, abitanti distratti e spesso incattiviti del pianeta Terra, meritiamo davvero di continuare a spadroneggiare? 

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Posso solo aggiungere che abbiamo sempre più bisogno di libri che ci costringono a farci domande, sia sui grandi temi universali sia su una storia che cattura e rapisce la nostra attenzione. A voi scoprire in che modo Mishima arriva al finale, attraverso un meccanismo narrativo ben dosato e originale. 

Gwen

 

 

 

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