Giusto perchè a me non piacciono troppo gli scrittori nostrani, eccomi entrata nel mood Vanni Santoni – un po’ merito di Gwen, vorrei dirlo, che da vario tempo mi diceva “proviamo a leggerlo, che sicuro ci piacerà”. Detto, fatto: al Libraccio di Roma trovo sia La stanza profonda e sia L’impero del sogno e li leggo tutti e due, di seguito.

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Non so  quanti di voi abbiano visto Stranger things (immagino parecchi – stagione 1 e 2 eh!); in ogni caso, se vi state chiedendo cosa resterà degli anni Ottanta e di Dungeons and Dragons, la risposta è La stanza profonda di Vanni Santoni (Laterza, 2017, candidato anche allo Strega dello scorso anno e arrivato tra i 12 titoli finali). Verso la metà di quella favolosa decade, più o mendo quando io mi apprestavo a nascere, sembra che in tutto il mondo i giocatori di ruolo fossero qualcosa come dieci milioni. Immaginate tutte queste persone, in gruppi minimo di tre, che si davano appuntamento a cadenza più o meno settimanale e si sedevano attorno a un tavolo, in una stanza profondissima (fisica o mentale che fosse), dove non poter essere disturbati per ore e ore, mentre si tiravano i dadi su mappe disegnate a mano, su fogli di carta intonsi. Per ovvi motivi – anagrafici e di ‘gender’, anche se vi posso assicurare che chi vi parla-scrive è piuttosto nerd, e se fossi nata almeno dieci anni prima mi sarei piantata anch’io attorno a quel tavolo, in quella deep room – non ho esperienza alcuna dei gdr, ma leggere La stanza profonda mi ha fatto capire quanto e come quel rituale ludico stimolasse le menti degli adolescenti di allora, li portasse a immaginare mondi, eventi, catastrofi e quanto condividere tutto ciò cementasse i legami. Tanto da ritrovarsi dopo 20 anni, nello stesso posto (la provincia toscana) e approfittare di un addio al celibato con destinazione Stati Uniti per fare una deviazione verso LA stanza profonda, quella di Gary Gygax (creatore, insieme a Dave Arneson, di D&D e che, per la cronaca, è morto nel marzo 2008), il quale Gary offre a tutti e tre dei pancakes prima di iniziare una partita con loro. Ora, se dovessi dire cos’è La stanza profonda, vi direi che è un romanzo/memoir: un viaggio i dietro nel tempo di qualche ragazzo di provincia come me, come noi, che rovista tra i suoi vecchi giochi in soffitta o in cantina col magone che pian piano lo pervade mentre apre quella scatola o gli vengono tra le mani i vecchi manuali del giocatore e del dungeon master. Anzi, forse è anche un romanzo di formazione e reportage letterario, a ben pensarci, perché racconta chi erano e chi sono quegli stessi ragazzi dopo 20 anni, dopo che la vita li ha inghiottiti, fagocitati, allontanati senza però potersi permettere di prendersi quella scatola rossa, custodita in quella stanza profonda in cui ancora provano a ritrovarsi.

Tornate nel gioco, e fino a notte. E sì, pensi mentre amministri la fine di quello scontro, sembrava quasi che voi, voi rimasti, foste ancora tutti lì per il gioco; o meglio il gioco rappresentava l’ostinazione di alcuni, la prudenza di altri, la necessità di altri ancora, di rimanere nella terra desolata, e anche tu, del resto, non te ne eri già andato nel capoluogo? E quante volte avevi considerato l’idea di spostarti ancora più in là, di lasciare l’Italia, ma non sarebbe stato spaventoso, poi, rientrare? Se ti capita di dover tornare, hai bisogno di un’Itaca, non di una Mordor…

Usciamo dalla porta della stanza profonda ed entriamo nel fantasy puro di Santoni con L’impero del sogno (Mondadori, 2017). Prima, però, due considerazioni velocissime sulla copertina: mi ha fatto letteralmente sorridere la prima volta che l’ho vista, in libreria. In senso positivo, ovviamente, e non sono affatto una fan delle cover italiane, anzi. Questa è stata realizzata da Vincenzo Bizzani che, anche a detta dell’autore, è riuscito a interpretare visivamente alcuni degli elementi, delle creature e dei luoghi presenti nella prima parte del libro. Il libro, giusto: Federico, uno studente universitario ventenne, con un solo esame verbalizzato sul libretto – ma non ditelo ai genitori, soprattutto alla mamma – inizia a fare uno strano sogno a puntate. E non è che sogna sempre lo stesso momento: no, ogni volta il sogno va avanti, procede con il passare del tempo, che lui stia dormendo o meno, e per capire meglio cosa succede in quel mondo onirico quando lui è sveglio, com’è capitato in mezzo a un congresso di delegati affatto umani (ci sono streghe, alieni, dei, draghi, folletti e altre varie creature) decide di passare più tempo con gli occhi chiusi, sia che si trovi sul treno, nel parco o in biblioteca – a casa meglio di no: sua madre non ha un tocco leggero quando alza le serrande e non può permettersi uno stop del sogno così brutale, soprattutto se al risveglio lei gli vomita la sua perenne nullafacenza. State per caso pensando che il problema maggiore per Federico sia sua madre? No no. La delegazione del sogno decide di votare per lui e affidargli il nucleo di quel congresso, la bambina-imperatrice, la quale deve essere protetta in quanto creatrice di un nuovo mondo, solo che queste stesse creature che lo votano poi lo inseguiranno e attaccheranno per rapirla, ma nel mondo reale. Inizia così la seconda parte del romanzo, in cui Federico, aiutato da Livia, scappa per tutta l’Italia, in macchina e in treno, in una sorta di corsa contro il tempo per tenere Gemma al sicuro; una cavalcata, la loro, che sa un po’ di caccia all’uomo, con i due adulti che collezionano manufatti arcaici come se fossero armamenti da videogioco, mentre la baby imperatrice divora un libro dopo l’altro. Alcune scene, o meglio sequenze – perché il ritmo del libro mi ricorda molto più quello di un film, un thriller – sono quantomai strambe ed esilaranti (penso solo alla fine che fanno fare alla Sindone…), ma questa miscela esplosiva di sacro e profano, mitologia e archetipi pop crea una macrostoria che va al di là di ogni categorizzazione (di mercato) letteraria, in cui un’astronave aliena arriva sulle autostrade italiane e finisce per essere polverizzata, smaterializzata. Alla faccia di Incontri ravvicinati del terzo tipo o Indipendence day

Vera

 

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