#PerIGiovaniLettori – The Lock

Vige un’antica tradizione ad Henley Creek: ogni cinque anni, due gruppi formati da cinque ragazzi ognuno devono affrontarsi in cinque prove per la vittoria finale. Così vuole il popolo del fiume e così dovranno fare i Selvaggi e gli Spietati.

 

Inizia in questo modo la serie di The Lock (di Pierdomenico Baccalario, edita da Il Battello a vapore), che raccoglie in questo unico, corposo volume (poco più di 800 pagine) I guardiani del fiume, Il patto della luna piena, Il rifugio segreto, La corsa dei sogni, La sfida dei ribelli e Il giorno del destino, ovvero i sei titoli che vanno a comporre l’intera saga. Uno dei ragazzi protagonisti è Pit Summer, che arriva dai cugini ad Henley Creek per via di una strana lettera, che scoprirà poi essere arrivata anche agli altri nove compagni-sfidanti sotto forma di convocazione obbligatoria: volenti o nolenti, si ritrovano a dover partecipare ad una sfida a squadre, sfida che si ripete ogni cinque anni e che riserverà ai contendenti – ma anche agli esseri magici che l’hanno ideata – non poche sorprese e scoperte.  Impareranno qual è il potere dirompente delle storie e della loro narrazione, a controllare le azioni ed il conseguente potere di queste seguendo l’onore ed il rispetto, a spiegare cosa voglia dire amicizia e amore a chi sembra essere totalmente esente dal provare emozioni e sentimenti. E dimostreranno, anche e soprattutto, come un qualcosa nato per gioco non debba necessariamente trasformarsi in una pericolosa battaglia all’ultimo sangue e come il rispetto degli uni verso gli altri conti più di una vittoria. 

Con un forte richiamo più all’unione dei moschettieri di Dumas che alla violenza giovanile de Il signore delle mosche, Baccalario riesce a destreggiarsi perfettamente tra fantasia e realtà, gioco e rischio, dicendoci che forse, per una volta, è la magia che deve essere grata ai babbani. Pardon, ai piccoli uomini. 

– Queste sono le regole del gioco – dissero, piano.

Perché erano davvero così. Regole magiche e antichissime, trascritte e inventate nell’età più antica dell’uomo: l’infanzia.

Era un gioco.

Sì, e allora?

Era un gioco fatto di cose. Di emozioni e di macchie. Di spille e spaghi. Di foglie e rametti. Migliaia di cose. Solo cose. Ordinate a modo loro, tra le pagine, così come erano state inventate.

Formavano un labirinto di colori e ricordi, di fantasie e visioni, davano vita a un gioco spaventoso e magnifico, misterioso e crudele. Un gioco che si ripeteva ogni estate, i cui arbitri non conoscevano le regole e i cui giocatori cambiavano anno dopo anno.

Era un gioco. Ma non era solo un gioco. Era il gioco. L’unico possibile, dato che giocare può essere la cosa più pericolosa del mondo.

Giocare è rischiare. 

È tuffarsi dalla cascata. 

È vivere per sempre. È ricordare ed essere ricordati. Imparare a non sbiadire mai.

Vera

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