#LettureDelMese – Le notti sull’isola e Kurt Cobain – Quando ero un alieno

Tanti libri accumulati, quindi pochissimi preamboli e post unico – lo so che c’entrano poco l’uno con l’altro, ma così non siamo troppo ripetitive 🙂

Sono tre i racconti che compongono Le notti sull’isola di Stevenson (Bordeaux edizioni, 2016), ovvero La spiaggia di Falesà, Il diavolo nella bottiglia e L’isola delle voci, tutti appartenenti al ‘momento samoano’ del grande scrittore, che passò per l’appunto l’ultimo scorcio della sua vita nel Pacifico, nello specifico nelle isola Samoa, dove poi morì nel 1890. Qui, come si può immaginare, scopre un mondo del tutto nuovo, a lui finora sconosciuto: può osservare gli effetti del colonialismo europeo, la bellezza e la cultura delle popolazioni indigene come pure l’avidità dei mercanti – come accade al protagonista del primo, John Wiltshire. Il secondo racconto è quello che mi è piaciuto di più, forse per quella devianza esoterica, magica e maledetta che accompagna i possessori della bottiglia contente il diavolo; una sorta di lampada dei desideri, per capirci, che accontenta in tutto e per tutto i desideri del suo padrone. Ha, però, un’unica pecca: prima di morire, la bottiglia va rivenduta a un prezzo inferiore di quando la si è acquistata, altrimenti si finisce dritti dritti all’inferno, per l’eternità – problemino non da poco, comprenderete. Nell’ultimo, L’isola delle voci, assistiamo a un altro tipo di magia: conchiglie che vengono trasformate in denaro, ma solo e soltanto su una certa isola, dove l’avido Keawe rimane intrappolato, preda degli isolani cannibali e della sua avidità. Per concludere, vi posso dire che queste Notti di Stevenson hanno avuto la capacità di di ricordami la forza, atavica e inestinguibile, dei racconti orali, di quelle tradizioni e superstizioni narrate a gran voce da mercanti e marinai e finite per affabulare non soltanto me ma anche nientepopodimenoche Robert Louis Stevenson.

kobain cop

Anni Novanta. Kurt Cobain. Grunge. Bastano queste tre parole per un racconto, che poi è un omaggio visivo, grafico, fumettistico (come volete voi) che riassume la vita – dall’infanzia all’età adulta – del leader dei Nirvana. Kurt è cresciuto in una famiglia americana non diversa dalle altre, con problemi comuni, solo che lui è molto più sensibile degli altri ragazzini, molto più solo quando i suoi genitori finiscono per separarsi. Per fortuna una fighissima zia rock gli fa incontrare la musica e altri ‘alieni’ come lui che finiscono poi per essere i membri dei Nirvana.

kobain internoQuesto, comunque, sappiate che non è affatto un fumetto che si conclude con la sua morte, anzi: finisce piuttosto con l’inizio, con la presa di coscienza di chi è Kurt, del suo essere diverso del poter condividere questa sua extraterritorialità con altri come lui, di poter essere se stesso anche non da solo. In pratica, Kurt Cobain. Quando ero un alieno (di Danilo Deninotti e Toni Bruno, Edizioni BD, 2016), è la storia di qualcuno che inizia a esistere davvero non quando nasce, ma quando riesce a capirsi e a scoprirsi.

Vera

 

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