#Letture del mese – Re nero + Le novelle dei morti

re nero

Re Nero di Massimo Mayde (ABEditore 2017, secondo titolo de la collana Il Circolo del Gotico) è un prequel di Dracula – lo dico subito per gli amanti (o i non amanti) del genere. Ambientato a Cracovia verso la fine del 1887, ha inizialmente come protagonisti due medici, il dottor Artur Laska e il dottor Lucas Van der Meer, i quali si ritrovano alle prese con una strana malattia, con dei sintomi che possono far pensare alla peste, che arriva a Cracovia tramite uno straniero trovato in fin di vita lungo una strada della città e che sembra probabilmente avere a che fare con i maiali e la loro carne. I due medici, grazie alle loro indagini, arrivano a scoprire pian piano quello che poco tempo prima aveva attratto, ossessionato e contagiato un altro loro collega, Erik Van Aalten, scomparso una ventina di giorni prima senza lasciare alcuna traccia, ovvero i vampiri e la loro rinascita, legata al Conte Vlad III e alla riesumazione del suo corpo. E proprio a Dracula daranno la caccia Lucas e Artur, avvalendosi dell’aiuto del professor Van Helsing e di un altro medico, il dottor Challenger (letteralmente preso in prestito da Il mondo perduto di Doyle e catapultato tra tombe, sepolcri e maledizioni), ovviamente non senza difficoltà: prima fra tutte, l’accettazione dell’esistenza dei non-morti, esseri abominevoli che vanno molto oltre la comprensione medica e scientifica di Artur, il quale si deve però arrendere davanti alla loro evidenza fisico-spettrale.

Devo ammettere che mi sono tuffata a pesce in questo libro, vista la mia personale predilezione per il genere e la materia trattati, e ne sono stata assolutamente ripagata: Mayde riesce a rendere appieno le atmosfere dell’Est Europa e le sue paure, calandole in un contesto storico che ha già in sé il seme epidemico e psichico adatto per dare un riscontro aderente e legittimo. Sin dalle prime pagine, poi, ho trovato che l’idea alla base di Re Nero richiamasse felicemente quella della serie The Strain di Del Toro, ovvero che qualcosa di ancestralmente paranormale potesse adattarsi e riprodursi in un mondo dominato dalla fedeltà alle leggi del raziocinio e della scienza, usandole a proprio favore per arrivare addirittura a farne strumento di creazione della nuova specie. Ma non è solo questo ad avermi colpita: il Re Nero della storia, Dracula, ossessionando brutalmente e mortalmente gli uomini non riesce però a rivelarsi immune dalla loro ‘debolezza’ primaria. L’amore. Non appena il Conte si trova al cospetto dell’essere che ama, riesce a dimostrarsi teneramente romantico, delicato, quasi puro dinanzi a questo sentimento che si risveglia in lui, e nonostante quella sete sanguinaria che lo porta a violare tutti i corpi che provano ad affrontarlo ed annientarlo, dinanzi a quell’unico corpo femminile che lo ha sognato ed evocato attraverso poesie e sogni, diviene più umano degli umani.

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Passiamo ora a Le novelle dei morti di Jennifer Radulović, primo titolo del Circolo del gotico, anch’esso datato 2017 – e di cui vi parlo per secondo perché seguo semplicemente l’ordine di lettura. Questa breve raccolta contiene tre racconti a tema nero, folle, sovrannaturale: L’occhialaio di Dresda, La fioraia di Londra e Il signor Colletti. Ora, ho amato pazzamente l’occhialaio, inutile girarci tanto intorno: trama fantastica, per me, in quanto assolutamente fantasmatica, che verte intorno alla figura di questo abilissimo signore, in grado di preparare, su richiesta, un paio di occhiali a dir poco speciali. Occhiali che fanno vedere qualcuno che non c’è più, un caro trapassato.

«Si tratta di misteri molto antichi, Barone, misteri che non tutti sono in grado di comprendere. Possiamo dire che sia necessaria una sorta di iniziazione. Ma alla fine, io sono solo un occhialaio e faccio semplicemente il mio lavoro. Il mio lavoro consiste nel dare alle persone la possibilità di vedere ciò che desiderano, correggendo il loro difetto visivo attraverso un espediente artificiale».
«E in questo caso di quale difetto si tratterebbe, signor Goldbaum?», domandò il vecchio generale con evidente sorpresa.
«Quello di essere vivi. Solo, di essere ancora vivi».

Nella fioraia di Londra troverete una giovane che si occupa di confezionare fiori ma con una particolarissima abilità, che purtroppo la metterà nei guai e ne Il signor Colletti… beh, per quanto riguarda Colletti dovrete leggerlo senza che vi dica altro. Perché i titoli di questa casa editrice che adoro (letteralmente) vanno scoperti e scelti da soli, per ammirarne appieno la qualità e la bellezza delle illustrazioni e della grafica che potete apprezzare non solo all’interno dei loro libri ma anche a partire dal sito, dai segnalibri e dallo stupendo Kit del lettore – che spero sarà presto mio -, che tanto a parole nessuno potrà rendere davvero. Insomma, lasciatevi rapire da questi vortici gotici, che ci fanno amare sempre di più, se possibile, l’Ottocento, ma ce ne fanno anche sentire terribilmente la mancanza.

Vera

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