I giorni appena trascorsi sono stati il momento ideale per leggere il famoso romanzo di Elizabeth Von Arnim (pseudonimo della scrittrice Mary Annette Beauchamp), Un incantevole aprile (titolo originale The Enchanted April, 1923).

La storia è ambientata in Italia, nel paesino ligure di San Salvatore, e si basa sulla vacanza di un mese che quattro signore inglesi trascorrono in un castello senza essersi conosciute prima.   

In realtà due di loro, Lotty Wilkins e Rose Arbuthnot, iniziano a legare proprio grazie all’idea di sfruttare l’annuncio di affitto che entrambe leggono sul giornale durante un’uggiosa giornata londinese. L’immagine del caldo sole italiano, del glicine, del mare, dei fiori che circondano il maniero nella sfavillante primavera mediterranea, sembra per entrambe – e poi anche alle altre due protagoniste femminili, Mrs Fisher e Lady Caroline Dester – una soluzione per sfuggire temporaneamente non solo al maltempo britannico, ma soprattutto ai piccoli e grandi problemi che assillano le loro esistenze.

Posso affermare che, in questo mio primo approccio da lettrice nei confronti di Elizabeth Von Arnim, ho trovato una scrittrice raffinata, la cui prosa elegante è foriera di descrizioni paesaggistiche vivide, personaggi accurati e una critica fortemente ironica della società a lei contemporanea e dei limiti spesso imposti alle donne.    

Non a caso quello che colpisce di più di Un incantevole aprile è il quartetto dei personaggi femminili, che, realizzando un sogno come quello di una vacanza in autonomia, sembrano quasi intraprendere una metamorfosi in positivo. Lotty, Rose, Caroline detta Scrap e Mrs Fisher imparano – in compagnia di donne che prima non conoscevano – a capire meglio se stesse, a indagare la loro individualità. Per ognuna la vacanza è un’occasione di introspezione, in grado di mettere in luce ciò che non va nella loro quotidianità e che forse rappresenta una metafora dei problemi femminili tout court: un marito che non le apprezza; una famiglia troppo assillante e l’insicurezza sul proprio futuro; la realizzazione fuori dalle mura domestiche; un passato che incombe e non lascia spazio al presente.

Nella bella edizione di Bollati Boringhieri in mio possesso è stato inoltre aggiunto il racconto inedito Il giardino delle rose. In questa ventina di pagine la penna della Arnim si fa ancora più affilata e meno ottimista. La protagonista Anne ripone tutte le speranze, e i risparmi ricavati dal lavoro di sarta, nella cura delle rose del suo piccolo ma delizioso giardino. I fiori e la serenità del paradiso verde che ha creato sembrano l’unica via di fuga da una madre tirannica e da un matrimonio imminente… Il tema dell’indipendenza femminile emerge qui con particolare forza, rappresentando di fatto uno dei temi più cari all’autrice.

Concludendo, Elizabeth Von Arnim è una scrittrice che voglio approfondire. Mi piace questa analisi sarcastica e puntuale delle contraddizioni insite nelle “regole” della collettività: lei stessa era un’anticonformista che ha tratto ispirazione dalla sua vita per idee e situazioni poi raccontate in ciò che scriveva. Lo scrittore H. G. Wells, con cui ebbe una relazione, la definì “la donna più intelligente della sua epoca” e, da quello che ho avuto modo di leggere, è una descrizione calzante.

Gwen

 

   

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