Qualcuno di questi racconti può essere classificato in base all’idea di genere che ci siamo fatti, l’horror, il gotico, lo steampunk, la distopia. Tutti sono, certamente, racconti che si possono definire appartenenti al fantastico, perché non scelgono di percorrere la strada obbligata del realismo. Eppure al tempo stesso parlano di realtà: perché le dodici donne di queste storie sono donne comuni, giovani e vecchie, miti e ribelli, coraggiose e spaventate. Donne come potreste incontrarne ogni giorno: in coda in una farmacia, in piedi al bancone di un bar a sorseggiare un caffè, in un ristorante giapponese. Di qualcuna di loro avete forse sentito parlare (una famosa medium, una vedova, una spia), ma non è quel che hanno fatto davvero a contare: conta, ancora una volta, il modo in cui hanno affrontato lo spiraglio che sempre si apre fra reale e visione, il più delle volte attraversandolo, perché sarebbe un peccato non farlo. È un peccato non credere alla magia, in fondo.

Sono voluta partire da una citazione tratta dalla nota finale dell’autrice, Loredana Lipperini, perché nessuno può spiegare meglio questo libro, Magia Nera, edito da Bompiani ed uscito da pochissimo, composto da 12 storie divise in quattro gruppi: tre riguardanti i Matrimoni, tre sulle Madri, altre tre sulle Ribellioni e le ultime sui Doni. Io finora non avevo ancora mai letto nulla della Lipperini, una scrittrice comunque molto, molto apprezzata anche da chi, oltre a leggere, ascolta la radio – Radiotre, per essere precisi.

Ha anche un blog, Lipperatura, aperto dal 2004, dove scrive tantissimo e di tutto: dagli aggiornamenti del Salone del Libro di Torino a quelli di Games of Thrones, dai fatti politico-culturali come la chiusura di Radio Radicale e l’incendio di Notre Dame alle interviste. Insomma, questo per dirvi che Loredana Lipperini scrive, sa scrivere e piace scrivere (e si vede), soprattutto di donne. Che sono le protagoniste di questi racconti: figlie e madri, amanti e compagne, libere e curiose, passionali e gelose, che si ritrovano a fare i conti con fenomeni reali o al di là del reale, con situazioni davvero accadute o che possono comunque succedere, che fanno incrociare l’ordinario (delle vite delle protagoniste) con lo straordinario che passa attraverso esoterismo, spionaggio, illusionismo.

Un po’ come se a questi incroci ci fossero delle porte che consentono l’accesso – una sorta di armadio di Narnia o il binario 9 e tre quarti di Harry Potter -, dei luoghi e/o momenti in cui piani diversi (e generi letterari, certamente) si sfiorano facendosi l’occhiolino e anche qualcosina in più.

Come afferma l’autrice stessa, “è il fantastico che ti cammina accanto, come il compagno invisibile di Eliot. Quello che smargina, come nei racconti di Dino Buzzati. Quello che ti sorprende perché ti somiglia, e addirittura finisce col farti credere che quello che stai leggendo è accaduto davvero. Il fantastico (e soprattutto il gotico e l’horror, che costeggio in Magia Nera) raccontano di te, di quello che conosci e che fai tutti i giorni”. In pratica, la Lipperini fa sua al 100% l’idea di King per cui l’essere umano ha paura del cambiamento, e ci mostra cosa succede quando questo ordinato essere umano scivola, inciampa e sprofonda nel cambiamento. E forse rimarrà pure ingannato, ma non è proprio questo il ruolo della letteratura, raccontare il mondo (reale) attraverso l’illusione?

 

blochhh

Era un bel po’ di tempo che cercavo Gotico americano di Robert Bloch (Bompiani, 2006), sui siti di scambi di libri come tra l’usato, e finalmente sono riuscita a recuperarlo tramite Ibs 🙂 

Probabilmente il nome dell’autore vi dirà poco e niente, ma tutti noi conosciamo Bloch, anche se non lo sappiamo: è lo scrittore di Psycho, il romanzo da cui Hitchcock ha tratto l’omonimo, osannato e immortale film con protagonista Norman Bates e soprattutto per questo è riconosciuto come il maestro del terrore psicologico – in larga parte Bloch è stato influenzato su questa strada da Lovecraft, con cui ebbe un fitto scambio di lettere e che lo incoraggiò a scrivere i primi racconti. Ma non solo Psycho: Bloch ha al suo attivo anche 200 e passa racconti più tre sceneggiature per tre episodi di Star Trek

La storia di Gotico americano si svolge non in un motel sperduto ma nella Chicago del 1900, dove il pazzo Gordon Gregg, un assassino farmacista, costruisce come sua dimora un vero e proprio castello (immaginatevelo, vi prego, un castello nel pieno centro di una città come Chicago, anche se è il 1900…) pieno di stanze, scale che scompaiono, passaggi segrete. Stanze che affitta per i visitatori della Fiera Mondiale che si tiene in città, ma che utilizza anche per altri scopi, tutt’altro che ospital-commerciali. L’affascinante Gregg, infatti, noto donnaiolo, ama concupire e uccidere nella sua vasta abitazione belle e giovani donne, non sempre così ingenue circa i traffici praticati dall’uomo ma sempre deboli dinanzi al suo cospetto e alle sue abilità manipolatorie. Crystal, una giornalista, si insospettisce subito di Gregg e decide di indagare più a fondo su di lui e le sue attività andando sotto copertura: in vista di un’eclatante pubblicazione sul giornale per cui lavora, Crystal decide di buttarsi spontaneamente tra le grinfie del farmacista, facendogli credere di essere la sola parente rimasta della moglie, rimasta vittima di uno strano incendio poco tempo prima.

Purtroppo, però, la ragazza non riuscirà a rimanere indifferente al carisma di Gregg, e mentre la prima parte del romanzo mi aveva lasciata alquanto in stand by – proprio come la prima parte del film Psycho – perché succedeva davvero poco a parte un via vai di licenziamenti e riassunzioni, quella finale mi ha letteralmente lasciata senza fiato, trasformandosi da indagine giornalistica in un film horror ambientato nei sotterranei del castello. Quindi sì, queste 170 pagine mi avevano quasi illusa che Gotico americano fosse poco thriller, ma era solo e soltanto colpa mia. Perché vi ricordate com’è Psycho? La prima metà del film sembra una cosa, la seconda metà è totalmente un altro genere con quella che credevamo la protagonista morire a metà film! Ecco, in questo libro il meccanismo usato da Bloch è praticamente lo stesso: pensate di aver capito la storia, siete tranquilli, immaginate cosa succederà ma d’un tratto precipita tutto. E precipitate anche voi, al buio e senza luce, pure se siete a Chicago.  

Vera

 

 

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