#Libri&Immagini – Le cronache di Harris Burdick

Ho trovato Le cronache di Harris Burdick di Chris Van Allsburg, edito da Il Castoro nel 2012 e tradotto da Giuseppe Iacobaci assolutamente per caso, spulciando nel sito di Ibs tra i reminders che avevano messo durante il periodo di Pasqua e ho avuto la sensazione, fortissima, che fosse bellissimo. Ed essendo scorpione, il mio istinto ha praticamente sempre ragione.

Chris Van Allsburg, che ha curato il volume, nell’introduzione datata 1984 racconta che vide per la prima volta i disegni presenti nel libro nel 1983, a casa di Peter Wenders, che aveva lavorato per una casa editrice per bambini e allora si trovava in pensione. Trent’anni prima nell’ufficio di Wenders si era presentato tale Harris Burdick con in mano 14 illustrazioni, cui appartenevano altrettanti racconti che lui aveva scritto; aveva solo i disegni, e se Wenders vedendoli fosse stato interessato, sarebbe tornato il giorno seguente con le storie. Peter Wenders rimase affascinato dalle illustrazioni e non vedeva l’ora di leggere i racconti, ma il giorno dopo Burdick non si fece vivo, e neanche gli altri a seguire. Scomparve nel nulla. Ovviamente Wenders si prodigò per anni e anni per trovarlo, ma alcuna notizia che lo riguardava uscì mai fuori, e a tutt’oggi Harris Burdick rimane un Jon Doe, un mistero irrisoltissimo. Aveva lasciato un solo, unico indizio: per ogni racconto c’era un titolo ed una frase. E basta. Tutto qua. E questo lasciava ancora più spazio all’immaginazione, perché era davvero impossibile guardare quei disegni senza immaginarsi delle storie.

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E le storie c’erano: le aveva raccolte Wenders, nel corso degli anni, da amici scrittori che le avevano immaginate, ispirandosi ai disegni, e le teneva tutte in uno scatolone impolverato, che aprì davanti a Chris Van Allsburg. Sono quattordici, con un’introduzione di Lemony Snicket e, alla fine, quella originale del curatore. I coniugi King aprono e chiudono la raccolta, con Tabitha che ha scritto Il ragazzo meraviglia e Stephen invece l’ultimo, La casa in Maple Street (uno dei più belli, per me, insieme a Sotto il tappeto, La giusta punizione e La biblioteca del signor Linden). Poi ci sono Sotto il tappeto di Jon Scieszka, Una strana giornata di luglio di Sherman Alexie, Smarrito a Venezia di Gregory Maguire, Un altro luogo, un altro tempo di Cory Doctorow, Ospiti inattesi di Jules Feiffer, L’arpa di Linda Sue Park, La biblioteca del signor Linden di Walter Dean Mayers, Le sette sedie di Lois Lowry, La camera al terzo piano di Kate DiCamillo, La giusta punizione di M. T. Anderson, Capitan Tory di Louis Sachar, Oscar e Alphonse (La congettura Farkas) di Chris Van Allsburg e La casa in Maple Street di Stephen King.

Si va da gemelli inseguiti da una terza gemella invisibile a due sorelle di cui una trasformata in rana che devono imparare a suonare l’arpa per placare un animo selvaggio; da un ragazzino perdutosi a Venezia ad un capitano senza pace e dimora, da una casa posseduta a chi è nato il giorno di Halloween. Non voglio dirvi altro per non rovinarvi la sorpresa di scoprire cosa si cela dietro a questi disegni, cosa hanno creato nelle menti degli scrittori che li hanno visti e cosa possono creare nella vostra.

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Io posso dirvi che sono davvero contenta di averlo scoperto per caso, senza averlo mai sentito nominare su social o altri blog – mi era praticamente ignoto finché non l’ho visto comparire sul mio pc, insieme ai tantissimi altri libri scontati. E ne sono rimasta affascinata, forse per la copertina in primis, ma dall’enigma del suo autore scomparso poi, tanto che non ci ho pensato neanche un minuto ad ordinarlo. E ne sono rimasta assolutamente ricompensata, perché è un volume bellissimo, con un profumo particolare, tipo di un libro nuovo rimasto da parte, inscatolato, e delle pagine che si fanno sfogliare e poi si vuole di nuovo sfogliare, e toccare.

E così, dopotutto, se ci fosse una sola persona vera al mondo, una persona oggetto di una grande illusione da parte di esseri ignoti, quella persona dovresti essere tu. E magari se qualcuno volesse farti giungere la notizia in maniera accettabile – qualcuno che ritenesse giusto fartelo sapere – potrebbe, certo, intrufolare una storia in un libro, una sorta di messaggio per dirti “Fa’ attenzione”. Magari verresti contattato a quel modo perché a nessuno viene permesso di raccontarti la verità. Può darsi sperino che tu legga uno dei libri che vengono prodotti per assicurarsi che scaffali e vetrine delle biblioteche ti appaiano pieni. Un libro, per esempio, composte da varie storie ispirate a un uomo che potrebbe non essere mai esistito, un illustratore che potrebbe non aver mai poggiato la matita su carta. Non alzare gli occhi preoccupato. Non battere sui muri per accertarti che siano solidi. Limitati a voltar pagina lentamente. Ti stanno guardando.

Vera

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