#LaLetturaCondivisa – I diari della falena

Torna con molto piacere il momento della lettura condivisa mia e di Gwen, e questa volta tocca a Rachel Klein con il suo I diari della falena, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2011

Io non ricordo bene quando sono riuscita a recuperarlo: Gwen me ne aveva parlato in modo entusiastico – per la cronaca, se ancora non si era capito, andiamo matte per quei libri ambientati nei college, femminili e non, che siano thriller o drama, e se anzi volete darci suggerimenti saranno assolutamente ben accetti – e forse lo trovai da Libraccio più di un anno fa, per puro caso e fortuna. Dunque, dicevamo del collegio: in questo caso si tratta di una scuola femminile borghese, che ospita allieve sia interne  sia esterne (quelle che in pratica vi abitano proprio e quelle che vi si recano solo per seguire le lezioni) in cui la protagonista, di cui non viene mai detto il nome, arriva dopo il suicidio del padre e l’impossibilità della madre di occuparsi di lei dopo la tragedia che le ha colpite. Gli anni credo siano i Sessanta/Settanta – da un film di Truffaut che vanno a vedere al cinema, appena uscito – e la storia viene raccontata in prima persona dalla protagonista che scrive sul suo diario, annotando giorni e mesi: vede la sua migliore amica, Lucy, allontanarsi pian piano per stringere un legame molto forte con una nuova allieva, Ernessa, e questa escalation di gelosie e scorribande notturne tra le grondaie e le cucine per indagare, spiare e fumare man mano si complica per via delle letture fatte dalle ragazze (una su tutte, Carmilla di Sheridan Le Fanu, che ha sulla protagonista un effetto dirompente) e per strane morti che si verificano all’interno e all’esterno della Villa.

La Klein è abilissima, attraverso l’espediente delle confessioni-riflessioni messe nero su bianco, a costruire un climax di thrilling non solo inerente ai fatti che accadono realmente ma soprattutto mentale, illusorio, a tratti divinatorio. Prima una delle ragazze viene cacciata dalla Villa per una bravata, poi il cane di una delle insegnanti viene trovato ucciso, infine Lucy si ammala gravemente e addirittura ci troviamo di fronte ad un’altra morte nel collegio. Nella mente della protagonista si fa strada l’idea, prima scioccante poi però realizzabile, che Ernessa sia la causa di tutte quelle tragedie. Ernessa, che prende di mira Lucy perché è la vittima perfetta, si nutre della sua forza vitale esattamente come un vampiro, che eccelle in tutto senza neanche un minimo di sforzo e alla quale tutto è concesso e permesso, perché suo padre si è ammazzato. Proprio come la protagonista dei nostri diari, che rimane in bilico tra suggestione, tragicità e una gelosia che rasenta l’ossessione amorosa, creandole sogni, immagini vissute in uno stato di dormiveglia, risvegli da quelle che possono essere realtà vissute o forse solo create da lei. Tutto è talmente plumbeo, avvolto da nebbia in questo romanzo – finale compreso – che non sono riuscita a dargli più di tre stelle; forse perché – come al solito – mi aspetto sempre molto da questo genere di storie gotiche ed ambigue, e in questo caso forse non è successo quello che pensavo. Ma di cose ne succedono, eccome: anche se non spiegate, lasciate lì, in sospeso, a stuzzicare il lettore e la sua personale percezione, per fargli credere che forse i vampiri esistono davvero, non soltanto per gli scrittori.

the moth diaries

Un romanzo, quindi, in cui lo svolgimento e l’epilogo della storia lasciano irrisolti diversi interrogativi e in cui la narratrice in prima persona risulta volutamente inattendibile (l’espediente iniziale utilizzato dalla Klein è quello della pubblicazione del diario della protagonista, risalente appunto agli anni dell’adolescenza, suggerita dallo psicoterapeuta della donna ormai adulta).

Allora perché leggere, direte voi, un volume che si presenta quasi come un thriller psicologico, ma che poi non spiega tutte le sue dinamiche interne? Personalmente ho trovato due motivi: la prosa dell’autrice e la ricchezza di citazioni letterarie.

I diari della falena non rientra ovviamente nell’ambito della letteratura, eppure – anche se appartiene al filone dell’intrattenimento – lo stile impiegato risulta attento ai dettagli e magnetico. I lettori sprofondano, così come i personaggi coinvolti, in un’atmosfera di incertezza e pericolo, che sembra minare la quotidianità della scuola. Il collegio rappresenta un microcosmo con le sue regole, che si contrappone alla realtà del mondo esterno. Le ragazze, immerse nel turbolento periodo di cambiamenti dettati dalla loro giovane età, vivono tutto all’estremo: dai sentimenti di amicizia all’attrazione per il proibito, che il più delle volte coincide con l’infrazione del codice di condotta che dovrebbero seguire come interne. Rachel Klein è bravissima nel descrivere le sensazioni parossistiche della protagonista: dal timore di restare senza amiche, anzi senza la sua amica per eccellenza Lucy Blake, alla passione per la poesia, verso cui nutre un atteggiamento ambivalente (il padre suicidatosi era, non a caso, un noto poeta), dalla sensazione costante di essere diversa dalle altre per numerosi motivi (ottimi voti a scuola; atteggiamento riservato; credo religioso ebraico e non cattolico o protestante come la maggior parte delle sue compagne) all’analisi minuziosa dei rapporti umani fuori e dentro il collegio (con la madre, gli insegnanti, i ragazzi).

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Per quanto riguarda i riferimenti letterari, invece, l’autrice gioca volutamente tra suggerimenti espliciti o più indiretti. Tra i primi rientrano le letture della nostra protagonista, divoratrice di carta e inchiostro sia per passione sia per obblighi scolastici. Molti dei libri di cui ci parla nella narrazione fanno infatti parte della lista che segue per il corso di letteratura e tra cui spiccano sia la già citata Carmilla sia i versi di Emily Dickinsonma anche Mia sorella Antonia di Ramón del Valle-Inclán, Il grande dio Pan di Arthur Machen, La figlia di Rappaccini di Nathaniel Hawthorne etc…  La figura stessa del giovane professore del corso, Mr Davies, bello e appassionato di poesia, appare circondata da un alone di ambiguità, rafforzata dall’interesse che suscita nelle sue allieve e dalla propensione per i testi gotici: parlando con la protagonista dichiarerà che Dracula è il suo romanzo preferito. Il rimando al capolavoro di Stoker è dettato anche dall’affinità tra la malattia di Lucy, l’amica di Mina, che nel classico viene morsa e vampirizzata dal Conte e l’indebolimento di quest’altra Lucy nelle pagine scritte dalla Klein, perché la nostra protagonista presume che sia vittima di Ernessa, descritta come una ragazza inquietante che non mangia e non dorme, sottraendo forza vitale a chi la circonda. In realtà le descrizioni delle abitudini di Lucy ed Ernessa e della loro amicizia esclusiva possono, nell’interpretazione di chi legge, essere ricondotte a motivazioni meno fantasiose e suggestive, come ad esempio l’essere affette da disturbi alimentari. Il tema del rapporto tra corpo e cibo è uno degli altri fili che la scrittrice annoda alla trama, oltre a quelli dell’amicizia al femminile, dell’adolescenza e del confronto tra reale e fantastico.     

In estrema sintesi, pur non essendo una lettura imperdibile, ho trovato questo libro – nonostante una certa incompiutezza nelle conclusioni – denso di suggestioni e collegamenti, tra filosofia (in primis Nietzsche), poesia e letteratura.  

Vera e Gwen

 

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