#LetturaDelMese – Ready Player One

ready

 

Anno 2045: il mondo sta collassando, il pianeta Terra è pericolosamente vicino alla fine, ma per fortuna c’è ancora Oasis dove poter andare a riparare.

Halliday e Morrow parlavano della loro creazione come di una “realtà open source”, un universo online altamente malleabile cui chiunque poteva accedere con un computer o una consolle per videogiochi. Giusto il tempo del login e poi, via, si poteva sfuggire alle fatiche della vita quotidiana. Era possibile cucirsi addosso un personaggio nuovo e avere il controllo totale del proprio aspetto e della propria voce. Sul mondo creato da Halliday i grassi potevano diventare magri, i brutti belli, i timidi estroversi. O anche l’opposto. Si poteva cambiare nome, età, sesso, etnia, altezza, peso, voce, colore dei capelli, struttura ossea. Oppure, di punto in bianco, si poteva diventare un elfo, un orco, un alieno, o qualsiasi altra creatura della letteratura, del cinema, della mitologia.

Oasis, la realtà virtuale creata da quel geniaccio di James Halliday, il quale, appena passato a miglior vita, ha pensato bene di lasciare ai milioni di utenti una vera e propria ‘Caccia’ all’Easter Egg finale. Chi riuscirà a risolvere tutti i suoi indovinelli per primo, erediterà tutto quello che possedeva Halliday, soldi e controllo di Oasis compreso:

Tre chiavi, ognuna una porta aprirà

Che il valor dei viandanti provare potrà

Chi le ardue prove superar saprà

Giunto alla Fine, il Premio avrà.

E Wade/Parzival, un 17enne orfano che vive nelle Cataste, è uno dei tanti ossessionati dalla Caccia, un gunter, profondo conoscitore della vita di Halliday come della cultura pop anni Ottanta, dei videogiochi, dei film, dei libri e delle serie tv. Insomma, un nerd. Forse avrete già letto Ready Player One di Ernest Cline (io ho in mio possesso l’edizione DeAgostini 2017, tradotta da Laura Spini), scrittore nerdissimo come il suo protagonista, tanto da guidare una vera e modificata DeLorean, o magari siete corsi al cinema a vedere l’adattamento su grande schermo fatto da Steven Spielberg – io, lo confesso, sono andata a vederlo due volte, in lingua originale, prima di accaparrarmi il bluray. Fatto sta che ancora non mi capacito di aver letto questo libro – probabilmente il migliore del 2019 e uno dei miei preferiti in assoluto – soltanto adesso, con tutto questo ritardo!

Cline ha fatto esattamente come Tarantino: ha riversato (come anche Halliday in Oasis) tutto il suo amore per la musica e i games, per quella cultura letteral-cinematografica anni ’80 in questo suo primo romanzo, rendendolo uno scrigno di citazioni da bava alla bocca per chi ne è appassionato. Però non pensate che la storia sia solo un revival per nerd e geek: attraverso la storia di Wade e del suo mondo, Cline ci mette in guardia su quello che potrebbe accadere a noi, al nostro mondo, facendoci vedere come sarà se continueremo a distruggerlo piuttosto che a preservarlo. Ambientalista? No, non nel senso stretto almeno: la voglia estenuante di egemonia e controllo asfissiante della tecnologia si amplia, nel personaggio di Sorrento, nel desiderio perpetuo di indirizzare il divertimento e la fantasia di ogni singola persona. Antagonista vero di Wade e assetato di potere, Sorrento rappresenta la tirannia economica delle multinazionali, colui che partecipa alla Caccia solo ed esclusivamente per la classifica e il superpremio finale, non essendo veramente appassionato alla creazione di Halliday, mai stupito da quello che una mente del genere può creare. Sorrento è solo avido, geloso e disposto a fare terra bruciata di tutto e tutti pur di vincere. Ecco la distruzione di cui ci parla veramente Cline, quella morale delle persone che arrivano ad estenderla a quello che le circonda. 

Per superare le prove c’è bisogno di passione, dedizione, studio, conoscenza e tempo; bisogna meritarsi la scoperta degli indizi, la soluzione dei giochi, essendo abili nella mente come nelle skills di ogni videogioco che si incontra sulla strada della vita di Halliday e sulla propria. C’è bisogno di allenamento e di sudore, perché su Oasis come sulla Terra non esiste onore senza rispetto delle regole senza la pazienza di perdersi nei meandri del gioco, delle sue stanze segrete come dei suoi bug, senza l’aiuto di persone fidate che siano anche amici e compagni di vita. Su Oasis, alla fine, siamo quello che siamo, pur cambiando sembianze e fattezze, ecco quello che ci racconta Cline. Bisogna giocare senza barare, vivere senza nascondersi.

James Donovan Halliday era nato il 12 giugno 1972 a Middletown, in Ohio. Era figlio unico. Suo padre era un operaio alcolizzato, sua madre una cameriera bipolare. A detta di tutti, James era un ragazzo sveglio ma poco incline ai rapporti sociali, e faceva una grandissima fatica a comunicare con gli altri. Nonostante la sua indiscussa intelligenza,i suoi voti scolastici non erano alti: preferiva dedicarsi ai computer, ai fumetti, ai romanzi fantasy e fantascientifici, ai film e soprattutto ai videogiochi. Si racconta che un giorno, alle scuole elementari, Halliday si trovasse nella mensa, seduto in disparte a leggere il Manuale del giocatore di Dungeons and Dragons. Il gioco lo affascinava, ma non aveva mai potuto provarlo perché non aveva amici. Un compagno di classe, Ogden Morrow, vide cosa stava leggendo e invitò Halliday a una delle sedute settimanali di D&D che teneva a casa sua. Lì, nella cantina di Morrow, Halliday fece la conoscenza di un nutrito gruppo di “mega nerd”, proprio come lui. Lo accolsero immediatamente, e per la prima volta nella sua vita James Halliday si ritrovò con una cerchia di amici.

Ready Player One

di Ernest Cline

DeaPlaneta Libri, edizione 2017

Traduzione di Laura Spina

443 pagine 

ready deluxe

 

 

 

 

Ultimissima annotazione: vi segnalo anche una ulteriore edizione della DeAgostini, limitata, con una copertina diversa, che potete trovare qui

 

Vera

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